Azzurri, battetevi come leoni eviteremo la manovra-bis

Che il calcio sia una cosa seria, molto più seria di quanto gli stessi protagonisti del mondo del pallone ne abbiano reale coscienza, è fin troppo evidente. Più delle nuove previsioni sulla crescita del Pil, della possibile manovra bis, e forse anche della necessaria riforma delle pensioni, più di tutto questo agli italiani in queste ore sembra importare soprattutto il come andrà a finire l’inchiesta sui “furbetti del pallone”, chi sarà penalizzato con l’onta della retrocessione e se la propria squadra ne uscirà pulita, graziata o condannata. Non è una novità quest’ansia collettiva, perché il calcio da noi muove oltre agli interessi di qualcuno, anche passioni di molti, ansie, speranze e chissà quant’altro. Da un po’ muove anche i magistrati, forse logica conseguenza della crescita impetuosa di cui si è resa protagonista in questi anni la “bolla” calcistica, più sfrontata e smisurata di quanto non sia la bolla finanziaria o quella immobiliare.
C’è da meravigliarsi, allora, se calcio ed economia abbiano più cose in comune di quanto si pensi? La cosa non sorprende chi di mercati se ne occupa seriamente. Tra pochi giorni si aprono i mondiali e un’importante istituzione finanziaria si è preoccupata di fare due conti calcolando l’impatto che potrebbe avere sul Pil una nostra vittoria finale in Germania. Il risultato è un invito a mettersi in poltrona e incrociare le dita con una mano sul cuore e una sul portafoglio. Proprio così: perché se gli azzurri di Lippi riuscissero a conquistare l’ambito trofeo, la crescita italiana potrebbe beneficiarne di uno 0,7%. Mica noccioline: fanno tra i 9-10 miliardi di euro, più di quanto occorre incassare con la manovra bis per rispettare gli impegni europei sul deficit.
E come verrebbe incassato questo aumento del prodotto? Secondo gli analisti l’effetto benefico è il risultato di due forze contrapposte: il calo della produttività dovuto a chi nel periodo dei mondiali si dà malato o scappa dal lavoro per vedere la partita è un eleme nto negativo, ma sarebbe ampiamente compensato dall’euforia dei tifosi che, in caso di vittoria, finiranno sicuramente per aumentare i consumi. E così gli economisti si spingono a tifare per una finale Germania-Italia – i due Paesi europei con le maggiori difficoltà economiche – e vittoria degli azzurri, dato che il Pil tedesco trarrebbe comunque benefici dall’essere la Germania organizzatrice dell’evento.
Gli analisti su una cosa hanno ragione: su quanto conti, ai fini della crescita, il tasso di “fiducia” di una popolazione, elemento invece troppo spesso trascurato dal mondo politico ed economico. Quanto al reale effetto sul Pil di una vittoria al mondiale, è tutto da vedere. Sperarci non costa nulla, ma vale la pena affidare formalmente agli atleti italiani l’incarico di battersi con tutte le loro forze (e lealmente) per conquistare quel trofeo che potrebbe risparmiarci rialzi di tasse, aumenti di tariffe, tagli alla sanità, o magari anche solo consentire all’Anas di tenere aperti i cantieri sulle strade.
I “furbetti del pallone”, i protagonisti di Calciopoli, hanno rubato i sogni dei tifosi. I calciatori hanno l’opportunità di restituire parte di quel bottino. Non pensino a un’amnistia generale, lo facessero almeno per il Pil.

 

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