Scaletta Z. Domenico Bottari uccise con premeditazione

Un omicidio premeditato per motivi abietti e con crudeltà. E’ il capo di imputazione  del pm di Bologna Licia Scagliarini con la il quale ha inviato l’avviso di fine indagine a Domenico Bottari,i 32 anni, di Scaletta Zanclea che il 12 luglio dell’anno scorso per una passione non corrisposta uccise con otto colpi di pistola di pistola semiautomatica nel dipartimento di matematica dell’Università di Bologna Riccardo Venier, studente ventiduenne di Monghidoro.
Secondo il Pm si arrivò all’omicidio a conclusione di una progressione, cominciata il 13 settembre 2003 quando Venier scrisse una mail di esplicito e inequivoco rifiuto a Bottari, che alla facoltà di Matematica di Bologna ha conseguito un Master. La mail l’assassino l’aveva con sè anche il giorno dell’omicidio.
Dopo il rifiuto, a settembre-ottobre 2003 Bottari cominciò a frequentare il poligono di tiro di Bologna. Nel dicembre successivo, arrivato al master, tornò a Scaletta Zanclea. Il 9 aprile 2004 prese la licenza per il porto di fucile, poi l’11 giugno ripartì per Bologna per ritirare il diploma di specialità e rivide casualmente Venier, che gli ribadì il rifiuto. Tornato in Sicilia il 30 luglio acquistò, legalmente, la pistola 9×21 con 50 cartucce. Quindi frequentò il poligono di tiro di Messina. Nell’ottobre arrivò a Bologna, dove alloggiò dal 12 al 16 al bed and breakfast dove ha soggiornato anche quando ha commesso l’omicidio. Portò con sè la pistola con l’intenzione di uccidere Venier. Lo vide ma non riuscì a mettere in atto il suo proposito. Il 12 giugno 2005 prenotò di nuovo il bed and breakfast, ma poi fece disdetta. Nuova prenotazione per il 10 luglio quando effettivamente arrivò a Bologna. L’11 andò in facoltà e vide Venier. L’indomani, il giorno dell’omicidio, andò all’università con una borsa con dentro la pistola e due caricatori. Vide di nuovo Venier e andò in bagno a caricare la pistola con una caricatore con 14 colpi, preparando anche il secondo caricatore. Dopo pranzo tornato in facoltà vide di nuovo Venier: il giovane doveva sostenere un esame scritto alle 15 e Bottari lo seguì in aula. Alle 18.15 Venier consegnò lo scritto e uscì dall’aula: «Quando l’ho visto allontanarsi ho rivissuto lo stesso baratro dell’altro rifiuto», ha spiegato poi Domenico Bottari, che seguì il giovane studente e nel corridoio gli sparò contro otto colpi di pistola: il primo alle spalle, sei al torace, e l’ultimo, il colpo di grazia, al capo, sparato da circa un metro e mezzo. L’assassino subito dopo telefonò alla madre a Scaletta Zanclea dicendo «ho ucciso un uomo», poi si consegnò alla Polfer. Un delitto che scossè non solo Scaletta Zanclea, dove la famiglia Bottari vive ed è molto stimata, ma anche i paesi vicini.

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