2 febbraio 2007-2 febbraio 2019. 12 anni fa la morte dell’ispettore della Polizia, Filippo Raciti

CATANIA – Sono passati esattamente 12 anni da quella drammatica sera del 2 febbraio 2007, quando all’esterno dello stadio “Angelo Massimino” di Catania il calcio italiano subì la sconfitta più grave. Ai margini del derby siciliano fra Catania e Palermo, il primo in Serie A dopo anni, scoppiarono dei violenti tafferugli fra gli ultras e le forze dell’ordine, che portarono alla morte dell’ispettore capo della Polizia di Stato, Filippo Raciti. Il calcio, da quello più blasonato a quello di provincia, si fermò. A Catania venne ridimensionata la festa di Sant’Agata, svolta in forma strettamente religiosa senza alcun momento di folclore, con le esequie di Raciti officiate in duomo proprio la mattina del 5 febbraio, in concomitanza con il Solenne Pontificale in onore della Patrona. Da allora la moglie dell’ispettore, Marisa Grasso, insieme ai due figli, gira l’Italia per spiegare ai ragazzi, e non solo, l’importanza della sportività e della legalità. I datati e spesso inospitali stadi italiani, dopo i fatti del 2 febbraio 2007, vennero messi in sicurezza. Ma è davvero cambiato qualcosa? È davvero mutata la mentalità degli ultras? Certo, dei passi in avanti sono stati indubbiamente fatti, ma non è ancora abbastanza. Basti pensare agli incidenti dello scorso 26 dicembre all’esterno di San Siro a Milano fra tifosi dell’Inter e supporters del Napoli, che sono costati la vita a Daniele Belardinelli, morto all’alba del giorno dopo in ospedale. Oppure, alla finale di Coppa Italia del 3 maggio 2014 fra Fiorentina e Napoli, all’Olimpico di Roma, con l’ormai famoso Genny ‘a carogna che detta legge all’interno dello stadio con la maglia con su scritto “Speziale libero”, mancando di rispetto alla memoria di Raciti. Antonino Speziale, infatti, è accusato proprio della morte dell’ispettore catanese.  Ed ancora, ai cori razzisti contro i giocatori di colore, al dispiegamento di forze di polizia in occasione dei derby e al fatto che, ancora oggi, si parli di “partita al altissimo rischio per l’incolumità pubblica”. No, in effetti davvero poco è cambiato. È chiaro che qualcosa inizia a muoversi, come affermato dal questore di Catania, Alberto Francini, questa mattina all’ormai consueta cerimonia di commemorazione, ma il cammino è ancora lungo. “Il sacrificio dell’ispettore Filippo Raciti ha costituito uno spartiacque cioè un prima e un dopo nella gestione dell’ordine pubblico non solo negli stadi, ma anche nel resto della sicurezza in generale – ha detto Francini – Certo il cammino non è stato completato – ha aggiunto – ma c’è stata una discontinuità perché è cambiato completamente il modo di concepire il calcio. Sono cambiate anche in parte le infrastrutture. Ovviamente abbiamo fatto una minima parte e speriamo che dopo 12 anni questo processo possa ancora continuare senza avere bisogno di nessun altro sacrificio”. Speriamo che sia davvero così. Speriamo che le famiglie possano tornare a frequentare gli stadi, perché il calcio è uno sport meraviglioso che, nonostante i numerosi attacchi ultras, continua ad appassionare e far divertire.

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