Catania, tutti in fila per Sant’Agata

CATANIA – Una folla di fedeli ai piedi della Patrona. Si potrebbe sintetizzare così l’apertura straordinaria del sacello di Sant’Agata, “a cammaredda” come viene chiamata dai catanesi, dove vengono custodite durante l’anno le sacre reliquie della vergine e martire che trovò la morte nella città Etnea il 5 febbraio del 251 per mano del proconsole romano Quinziano, poiché non volle rinnegare la sua fede cristiana. Le porte della cattedrale di Catania si sono aperte alle 7 sotto l’occhio vigile del parroco del duomo, Monsignor Barbaro Scionti, e del maestro del fercolo, Claudio Consoli, e per tutta la giornata, fino alle 17, tantissimi sono stati i fedeli che, in fila ordinata, si sono recati per rendere omaggio alla Patrona, a poche settimane dall’inizio della grande festa di febbraio. I devoti, scortati dagli addetti alla sicurezza della cattedrale, hanno avuto modo dopo due anni (era, infatti, l’agosto del 2017) di entrare nel sacello di Sant’Agata ed ammirare, così, gli affreschi cinquecenteschi, lo scrigno contenente le reliquie della Santa, e le porte argentee dietro le quali è custodito il busto della martire catanese che ogni anno, il 4, 5 e 12 febbraio ed il 17 agosto, viene portato in processione per le vie della città. Non sono mancati, ovviamente, volti rigati dalle lacrime e tanta emozione. L’apertura del sacello al pubblico, come rende noto la Curia di Catania, serve non solo ad avvicinare ancora di più i fedeli a Sant’Agata, ma anche per sfatare alcune leggende metropolitane tramandate di generazione in generazione. Alcune di queste sostenevano che le reliquie fossero custodite dietro sette cancelli. Altre, invece, ritenevano che fossero conservate al di là del fiume dell’Amenano, che scorre proprio sotto la cattedrale, e che in occasione delle festività Agatine venissero salite fino in duomo grazie a delle carrucole. Ma, come i fedeli hanno avuto modo di vedere oggi ed in precedenza nel 2014 e 2017, le reliquie di Sant’Agata sono custodite in un piccolo luogo all’interno della cattedrale dove resta sempre accesa una luce o una candela per non lasciare mai al buio la Patrona. Intanto in città fervono i preparativi per la festa che il 3, 4 e 5 febbraio richiamerà nel capoluogo Etneo tantissimo fra fedeli, curiosi ed occasionali visitatori che avranno modo di godere della terza celebrazione religiosa al mondo per partecipazione popolare, dopo la Semana Santa di Siviglia ed il Corpus Domini di Cuzco in Perù 

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