Alì Terme. L’omicidio-suicidio, quattro mesi fa Tringali aveva pubblicato su Fb la foto della pistola con la quale ha ucciso Stefania

ALI’ TERME – Sono trascorsi undici giorni da quel maledetto giovedì. Ma se nei paesi vicini il tragico fatto di cronaca si cerca di scacciarlo dalla mente, ad Alì Terme si continua a parlare della 20enne Stefania Ardì, uccisa con due colpi di pistola alla testa dal suo ex fidanzato, il 32 Andrea Tringali, che poi ha rivolto l’arma contro se stesso, sparandosi alla tempia. L’unica ”colpa” della povera ragazza è stata quella di aver detto basta alla relazione sentimentale che l’ aveva legata al suo assassino. Era il primo pomeriggio del sette maggio, caldo e afoso, quando nel parcheggio della zona artigianale di Roccalumera gli spari hanno rotto il silenzio e chiuso con il sangue una storia che ancora deve essere per certi aspetti chiarita e alla quale, ma solo in parte, potranno dare risposte i tabulati telefonici chiesti dal sostituto della Procura di Messina, Antonio Carchietti, che conduce l’indagine sull’omicidio-suicidio. Dai messaggi in uscita e in entrata si intende conoscere cosa si siano detti Stefania e Andrea nei giorni precedenti e nei minuti a ridosso dell’appuntamento con la morte. Intanto, la settimana scorsa, in giorni e chiese diverse, le famiglie hanno voluto ricordare i due ragazzi con una messa di commemorazione, durante la quale il dolore e le lacrime hanno avuto il sopravvento sulle preghiere. Per certi versi, più che un rito religioso è stato proposto l’angosciante ricordo di un dramma che ha stravolto Alì Terme, dove sono nati e vissuti Stefania e il suo omicida Andrea. In questi giorni le ipotesi si accavallano, così come fatti e circostanze che però non trovano conferma. Nessuna risposta, invece, si avrà per quanto riguarda gli istanti che hanno preceduto il suicidio-omicidio. Su Facebook, nel frattempo, si è scoperto che sul suo profilo Andrea Tringali aveva postato lo scorso mese di gennaio, vale a dire circa 4 mesi prima della tragedia, la foto di un pistola, una Beretta Billennium calibro 9X21, simile a quella che poi ha utilizzato per uccidere la povera Stefania e se stesso. Sull’arma si nota chiaramente anche il numero di matricola, ma non si sa se sia quella che il 32enne deteneva regolarmente per esercitarsi nel poligono di Furci Siculo. Senz’altro lo sapranno già gli inquirenti se quell’arma apparsa su Facebook era di Andrea Tringali, oppure sia stata fotocopiata da un catalogo d’armi. Un segno premonitore, una tragedia annunciata? Non lo si saprà mai, anche se adesso la foto di quella pistola genera inevitabilmente interrogativi e un lungo corollario di se e ma angoscianti, anche questi però destinati a non avere risposte. Misteri che Andrea Tringali si è portato nella tomba. Unica certezza di questo dramma, la volontà di Andrea Tringali di mettere la parola fine alla storia con la sua ex, tanto che a quell’appuntamento a Roccalumera c’era andato con l’arma in tasca. Tringali, quindi, aveva pianificato ogni cosa. E quando la povera Stefania gli avrà detto ”ormai tra noi è finita”, ha segnato la sua condanna a morte. Il 15 marzo scorso, quando Stefania si era fidanzata con un ragazzo di Nizza Sicilia, Andrea Tringali, sempre su Facebook, aveva scritto: ”Ti ho amato per come mi sono visto nei tuoi occhi, per come mi sono avvertito nelle tue parole, per come mi sono assaporato sulle tue labbra e sfiorato sulle tue mani perdendomi nel tuo odore. Mi hai sedotto, avvinghiato, posseduto e poi annientato”. Un’amica di fb per rincuorarlo suggerisce a Tringali: ”… guarda avanti con fiducia, osserva il mondo che ti circonda che per te nonostante la sofferenza inziale continuerà a regalarti gioie”. Così non è stato. Andrea non vedeva più futuro lontano dalla ”sua” Stefania, che non ha esitato in un istante di lucida follia ad ucciderla per gelosia ma anche perché riteneva che gli appartenesse come si trattasse di un oggetto.

(La foto della pistola pubblicata su Facebook da Andrea Tringali lo scorso gennaio)

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