Alì Terme. Lo zio di Stefania Ardì: ”Mia nipote non aveva più alcun interesse per il suo ex”

ALI’ TERME – Da pochi giorni Stefania Ardì e Andrea Tringali riposano nello stesso cimitero, ad Alì Terme. La 21enne in una cappella, il 32enne in loculo, a distanza di circa 300 di metri, nella zona riservata al comune di Alì. Per loro la parola fine è stata messa quel maledetto giorno di giovedì scorso, a Roccalumera, nel parcheggio della zona artigianale. Tringali, da distanza ravvicinata, le ha espoloso un colpo di pistola alla nuca. La ragazzina l’hanno trovata seduta al posto di guida della sua Scenic Megan. L’uomo si era poi sparato alla tempia nella sua auto, una Lancia Lybra. posteggiata accanto a quella di Stefania. Tringali aveva perso il controllo nel momento in cui l’ex fidanzata gli aveva detto che non intendeva più continuare la relazione perché intendeva continuare il fidanzamento con il suo nuovo ragazzo. Questa la cronaca recente. Ma sulla tragedia non si sono ancora spenti i riflettori. Le due famiglie, Ardì e Tringali, intendono infatti avere delle risposte ad alcuni interrogativi. La questione è sulla volontà o meno di Stefania di rimanere assieme ad Andrea nonostante la famiglia fosse in disaccordo e se Tringali realmente sia stato corrisposto dalla ragazza nonostante lo avesse lasciato ai primi di marzo scorso per iniziare una nuova relazione con un ragazzo di Nizza Sicilia. Poi si intende chiarire in che modo Andrea Tringali abbia convinto Stefania ad accettare quell’appuntamento chiarificatore a Roccalumera pagato con la vita. Dopo cinque giorni di silenzio abbiamo incontrato uno degli zii della ragazza, Marco Catania. Che durante il rito funebre della nipote ha detto che se non ci sono state dichiarazioni è stato perché ”intendiamo lasciare lavorare la magistratura”. Ed aveva invitato tutti ad astenersi nel dare giudizi e fare commenti sui social network. In effetti, in particolare su Facebook, in questi giorni si sono registrati interventi il più delle volte attribuibili a gente con marcati disturbi di personalità. ”Una cosa è chiara – aveva evidenziato inoltre Catania in chiesa – che qualsiasi sia la dinamica, nessuno può togliere la vita a qualcun altro. Ma la vendetta e l’odio non appartengono alla nostra famiglia”. Lo zio di Stefania è in attesa che vengano rei noti i tabulati chiesti dagli inquirenti per ascoltare quello che si sono detti Stefania e Andrea nei giorni precedenti e la mattina dell’omicidio-suicidio: ”Vogliamo sapere la verità sulle tante cose che sono state dette e che per noi non hanno riscontri obiettivi. Innanzitutto siamo convinti che Stefania abbia incontrato Andrea Tringali per tranquillizzarlo, e dirgli con estrema serenità che per lei la storia era finita e che non c’era nessun margine per ricomporla. E senza rendersi conto ha sottoscritto la sua condanna a morte. Quel maledetto giovedì era andata a Rocchenere dalla manicure. Poi si era fatta un selfi delle unghie per mandarlo al suo nuovo ragazzo. Questo vuol dire – continua Catania – che mia nipote stava vivendo un’altra storia sentimentale importante. Insomma aveva messo da parte Tringali”. Ma Stefania una volta fuori dal negozio della estesista si era diretta, pare, direttamente a Roccalumera per incontrare Andrea: ”Questo è un altro aspetto – ha detto Marco Catania – che va approfondito per capire cosa gli abbia detto Tringali per convincela. Non vogliamo nessun colpevole, perché di fatto non c’è più, ma speriamo solo che emergano dai tabulati telefonici i comportamenti di Andrea Tringali nell’ultimo periodo. Sì, è vero – evidenzia lo zio della ragazza – la mia famiglia non ha visto di buon occhio la relazione di Stefania con Tringali fin dall’inizio perché quando era cominciata mia nipote era ancora una bambina, aveva appena 15-16 anni e lui 28. Si parla poi di continue telefonate e scambio di sms tra Stefania e Tringali anche quando si era fidanzata ufficialmente lo scorso marzo. Per ora non lo posso escludere, ma va provato. Ecco perché è estremamente interessante conoscerne i contenuti del traffico telefonico senza i quali al momento non è possibile ricomporre l’intero mosaico. Chissà, forse si potrà capire meglio perché Andrea Tringali sia andato con la pistola all’appuntamento”. Ma il padre di Andrea, Orazio, fornisce una versione diversa: ”Giovedì poco prima che mio figlio andasse a Roccalumera per incontrare Stefania – dice – ha ricevuto una telefonata per poi uscire di casa. Verosimilmente lo aveva chiamato la ragazza per confermare l’incontro. E’ solo una ipotesi, comunque. Ricordo che Stefania continuava a sentirsi telefonicamente con Andrea con chiamate prolungate. Il lunedì della settimana scorsa, vale a dire due giorni prima della tragedia, so che si sono parlati per telefono alcune ore. E ogni mattina, fino a marzo scorso, e per anni, Stefania le dava il buongiono con un sms. Se poi da qualche parte si intende far passare mio figlio come visionario o peggio ancora uno stalker – prosegue Orazio Tringali – non ci sto. Comunque risposte certe ce le daranno i tabulati telefonici e noi quelli attendiamo. Di là da quello che si saprà poco importa perché mai nessuno ci restiuirà Andrea e Stefania. Ma voglio dire un’ultima cosa – dice il papà di Andrea -, nessuno potrà mai smentirmi o smentire che mio figlio e Stefania si sono voluti bene fino all’ultimo”.

(Nella foto, la bara di Stefania Ardì all’uscita della chiesa)

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