Venticinque comuni siciliani sull’orlo del dissesto.

Sono venticinque i Comuni siciliani che hanno aderito al Piano di riequilibrio finanziario che permette di spalmare i debiti pregressi in dieci anni per scongiurare il dissesto. Tra questi due capoluoghi di provincia Messina e Catania e sul versante jonico messinese anche Taormina, Giardini Naxos, Itala e Scaletta Zanclea.Tecnicamente non si tratta di enti in pre-dissesto ma comunque il rischio di default resta molto alto. Secondo i dati forniti dalla Corte dei conti oltre ai 25 comuni che hanno aderito al Piano di riequilibro un’altra ventina di Enti locali sarebbero considerati a rischio. L’allarme è stato lanciato anche dal vicepresidente dell’Anci Sicilia, Paolo Amenta: “Nessun Comune dell’isola nel 2015- osserva Amenta- potrà chiudere i bilanci, inoltre in queste condizioni – continua il vicepresidente dell’Anci Sicilia – il destino degli Enti che hanno aderito al Piano di riequilibrio appare segnato”. A Messina il Piano di riequilibrio finanziario è stato adottato il 4 settembre scorso, a Taormina, Giardini Naxos, Itala e Scaletta il Piano è, invece, in istruttoria presso il ministero dell’Interno. Gli enti locali hanno pagato il prezzo più alto dell’operazione di risanamento nazionale  attuato dagli ulteriori tagli ai trasferimenti statali e regionali. Risultato: tasse locali alzate ai massimi livelli e rischi per il personale, soprattutto precario. Inoltre a partire dal prossimo anno i bilanci dovranno essere “armonizzati”, tante uscite quanto saranno le entrate, cioè i Comuni potranno effettuare spese solo se coperte da incassi e dovranno istituire un fondo di garanzia per i crediti difficilmente esigibili. Una condizione di “ristrettezze” lamentata anche dai Comuni senza debiti certificati che faticano a garantire i livelli minimi di servizi. E a farne le spese sono sempre i cittadini.

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