FURCI. Mons. Giò: “Bilancio della parrocchia in attivo. Oasi, col gestore rapporti non più sostenibili”

FURCI. Mons. Giò Tavilla ha respinto una ad una le accuse formulate attraverso un manifesto anonimo apparso domenica mattina sui muri del paese. Lo ha fatto nel corso di una conferenza stampa, tenuta in chiesa, alla presenza dei giornalisti e di un nutrito gruppo di fedeli. Ha parlato del bilancio parrocchiale partendo dai lavori di ristrutturazione del Palazzo apostolico adiacente la chiesa. “Con i fondi della parrocchia – ha spiegato – stiamo affrontando la spesa di 495mila euro per la ristrutturazione del palazzo e del cinema, per consegnarlo alla future, cominciando dalle presenti, generazioni, guardando ai nostri bambini e ragazzi, giovani e famiglie e stiamo anche affrontando l’emergenza carità attraversando questo periodo di crisi economica e sociale. A questo si aggiunge la vita ordinaria della pastorale parrocchiale fatta di attività e iniziative. Per non andare troppo in là con il mio canonico mandato di parroco, abbiamo acceso un mutuo di € 200.000,00 per 10 anni, affrontando il pagamento della rata mensile di € 2.140,00 e le spese per il prosieguo dei lavori. Nonostante questo, la disponibilità monetaria riferita al rendiconto annuale presentato alla Curia è di €172.425,29, come testimoniato dai documenti”. Mons. Giò ha poi parlato degli interventi alla cappella della Madonna del Rosario “in foglia oro” e dei progetti già avviati per il recupero delle chiese della cittadina jonica. Immancabile il riferimento all’Oasi S. Antonio, la casa protetta per anziani di proprietà della parrocchia gestita da una cooperativa del luogo, in merito alla quale si chiedevano chiarimenti nel manifesto anonimo. Il sacerdote ha concluso l’inervento ringraziando per la solidarietà ricevuta il vicario foraneo, padre Vincenzo D’Arrigo e l’arcivescovo di Messina, mons. Calogero La Piana. E i tanti fedeli che gli sono “vicini”.

 Il testo integrale dell’intervento di mons. Giò Tavilla:

Buona sera a tutti.
Desidero ringraziare i giornalisti delle nostre realtà locali, che hanno accolto il mio invito e quanti qui presenti a questa conferenza stampa. La pubblicazione di un manifestino anonimo domenica scorsa – scritto con imprecisione nei contenuti e strafalcioni grammaticali nella forma – mi ha sollecitato a convocare questa conferenza.
È doveroso dire che non è mia intenzione rispondere o replicare alle impertinenti e ciocche osservazioni vagamente annotate con accozzaglia informe di frasi sconnesse e per di più senza firma. Se fosse così, avrei fatto perdere tempo a voi e a me, anche se dico grazie al tizio o al gruppuscolo anonimo che mi hanno l’onore riservato ai sindaci e ai pubblici amministratori. Grazie, mi avete ulteriormente fatto passare alla storia e mi avete fatto sentire un furcese doc! L’anonimato lede la dignità della persona, mostra la non volontà di dialogare, la mancanza del coraggio delle proprie azioni, suscitando solo umana pietà. Invece, il mio desiderio stasera è dialogare con voi, amici e fratelli nella fede del “mio” popolo furcese, “mio” perché affidatomi dal Signore attraverso il mandato della Chiesa con l’autorevole voce dell’Arcivescovo, che mi ha inviato tra voi come pastore. Mi rivolgo, quindi, a voi fratelli della comunità parrocchiale e amici furcesi, affinché nessuna coscienza più fragile o debole si senta mai smarrita, soprattutto da attacchi vili di chicchessia. Parafrasando S. Agostino, sono con voi cristiano e per voi pastore e guida, chiamato al delicato esercizio del ministero sacro di santificare, insegnare e governare (can. 519 del CJC) con la testimonianza della mia vita.
Fratelli miei, famiglie, giovani e ragazzi, anziani ed ammalati, amici che il Signore ha messo nel mio cuore, sono giunto tra voi il 22 novembre 2009 e dopo due mesi di amministratore parrocchiale, diventavo vostro parroco il 31 gennaio 2010. Venivo tra voi con emozione, trepidazione e tanta pace nel cuore. Poco conoscevo di Furci, ma già la sentivo la mia Furci, là dove la volontà di Dio mi chiedeva di entrare nella vostra storia e camminare insieme a voi. Ho sempre aborrito la falsità, le maschere e il parlare negli angoli bui della chiesa o della piazza. Ho sempre biasimato le forme di vittimismo, atteggiamento tipico di chi, lupo rapace e feroce o mercenario, si camuffa da agnello o da pastore, pronto a sferrare l’attacco denigrando la Chiesa, che è nostra Madre. Ho sempre condannato ogni forma di menzogna e superficialità, volendo trasmettere con la trasparenza del mio agire la luminosità della Chiesa e mettere al centro della vita Cristo Gesù, Via, Verità e Vita.
Sono venuto con il mio tratto umano, con la signorilità del mio agire, con l’educazione ricevuta dalla mia famiglia, con l’esperienza maturata non in un piccolo ambiente, ma a servizio della Curia diocesana, accanto agli Arcivescovi dei quali ne ho servito il ministero apostolico. Sono venuto per condividere con voi non soltanto ciò che ho, ma ciò che sono, senza riserve! Chi dovesse pensare il contrario, evidentemente non mi conosce e non ha mai voluto conoscermi! Sono giunto, dunque, in mezzo a voi con il mio stile, con i miei abiti sacerdotali, con il mio abbigliamento e con la mia macchina, l’unica che ho, senza altre custodite in luoghi celati… se non l’avessi avuta – poiché la veste talare la uso molto – avrei potuto imitare il famoso don Matteo della TV andando in bici, visto che la macchina della nostra parrocchia non c’era più. Con S. Paolo dico che sono venuto non come padrone della vostra fede, ma collaboratore della vostra gioia (…). Ho subito avuto chiaro il lavoro da fare: ricucire una comunità ferita da una spaccatura. Per questo ho subito messo al centro Cristo, cercando cuori generosi che si unissero al mio cuore di parroco per camminare insieme e “volare alto”, come spesso ricordo. Ho trovato in voi e tra voi persone meravigliose, cuori buoni, amore alla Chiesa, fede e buone tradizioni da potenziare e far camminare con più fermezza sul solco della sana tradizione della Chiesa, lontano da inopportune fantasie liturgiche contrastanti con le norme vigenti, riportando la linearità nell’alveo del giusto, del vero e del bello. Ho pregato e cercato collaboratori, non esecutori né fotocopie mie, ma persone corresponsabili nel condividere il mio ministero pastorale. Così, insieme ai collaboratori degli organismi rinnovati secondo le norme canoniche, abbiamo iniziato la meravigliosa avventura del camminare tutti insieme e sulle acque, come Pietro, fidandoci unicamente del Signore. Ieri come oggi continuo a dire a voi, mio popolo, abbiate fede in Dio e fiducia in me, che mi sento uni di voi, avendo sposato in toto la causa della nostra Furci Siculo.
Insieme ai primi collaboratori e agli operatori pastorali abbiamo seguito la via della bellezza come strada favorevole all’incontro con Dio. Così abbiamo intrapreso i lavori di restauro della nostra meravigliosa Cappella della Madonna del Rosario, con accurata opera affidata al M° Pippo Maccarrone e al figlio Alberto e la nicchia che custodisce la statua della Madonna affidata al M° Rosario Arnò, autore di altre opere che impreziosiscono il valore della nostra Chiesa Madre. La foglia oro – frutto del sacrificio di fedeli e parroco, peraltro non ho mai chiesto senza dare anch’io personalmente! – l’ha resa meta dei 50 pellegrinaggi da me invitati durante l’Anno Mariano del 2011 e ancora oggi in occasione delle feste di maggio e di ottobre continuano a venire gruppi e fedeli di altre comunità. A Maria, la Madre, si donano le cose più belle, che nessuno potrà portare via, mai… come i numerosi ex voto di cui viene rivestita la statua Madonna: chi ha donato, ha dato oggetti preziosi al proprio cuore e di valore, non scarti! L’evidente opera progressiva del restauro di questa Chiesa Madre, con lo stile della famiglia: un poco alla volta. Basta guardarsi attorno. La facciata artistica di questo tempio, che attende un adeguato lavoro che attualmente non possiamo sostenere. Per questo dallo scorso gennaio abbiamo attivato i nostri canali per avere un contributo dalla Regione e siamo in attesa di una risposta che più volte abbiamo sollecitato. Così per il tetto di questa nostra Chiesa. Qualche mese fa abbiamo vagliato la possibilità di intervenire con tecnici di fiducia della Curia diocesana e in primavera abbiamo stimato il possibile inizio dei lavori. Con attenta cura lo scorso luglio abbiamo studiato un progressivo lavoro di restauro della chiesa della Madonna delle Grazie. Non è mancata la cura per l’antica chiesa della Madonna della Lettera, luogo in cui abbiamo ripristinato un antico pulpito esposto alle intemperie del tempo presso una casa privata, il rifacimento della porta esterna, la pulizia degli ambienti e del pavimento, la sistemazione dei servizi igienici. Inoltre, da meno di un mese abbiamo messo in cantiere interventi strutturali ed estetici con la consulenza dell’arch. Gaetano Faranna e l’opera dei signori Pippo e Alberto Maccarrone, nel rispetto del dialogo con la soprintendenza e con i tempi tecnici necessari. Permettetemi: solo chi non vive la vita parrocchiale e volge lo sguardo sul nulla può non saperlo!
Dopo un anno di riflessione con il CPAE del triennio 2010-2013 e l’attuale consiglio in carica fino al 2017 abbiamo deliberato – ottenuta l’autorizzazione della Curia diocesana – l’avvio della ristrutturazione del Palazzo delle opere pastorali e del cinema S. Luigi, chiedendo ed ottenendo un mutuo per far fronte alle spese. La parrocchia non si può esprimere solo nel luogo di culto, ma vivendo e servendo il territorio, avendo ambienti di aggregazione per vivere la fraternità e l’amicizia e riconoscersi sempre più famiglia parrocchiale. A tal fine sono stati utilizzati i fondi della parrocchia per ripristinare un luogo fatiscente, senza più servizi igienici funzionanti, pieno di umido e divenuto malsano, mettendolo a norma con onerose difficoltà. È dovere nostro custodire i beni che abbiamo, che sono della Chiesa e della comunità furcese, beni usufruibili da tutti e pensati per tutti, di cui nessuno potrà mai privare la comunità furcese. I soldi vanno e vengono, ma le opere restano! Con i fondi della parrocchia, dunque, stiamo affrontando la spesa di € 495.000,00 per la ristrutturazione del palazzo e del cinema, per consegnarlo alla future, cominciando dalle presenti, generazioni, guardando ai nostri bambini e ragazzi, giovani e famiglie e stiamo anche affrontando l’emergenza carità attraversando questo periodo di crisi economica e sociale. A questo si aggiunge la vita ordinaria della pastorale parrocchiale fatta di attività e iniziative. Per non andare troppo in là con il mio canonico mandato di parroco, abbiamo acceso un mutuo di € 200.000,00 per 10 anni, affrontando il pagamento della rata mensile di € 2.140,00 e le spese per il prosieguo dei lavori. Nonostante questo, la disponibilità monetaria riferita al rendiconto annuale presentato alla Curia è di €172.425,29, come testimoniato appunto dal menzionato documento. L’oculata opera del CPAE è così preziosa da rinnovare fiducia e la gratitudine; a loro dico grazie perché ogni giorno mettono la loro vita e il loro servizio a favore della nostra comunità. I lavori oggi vedono quasi ultimato il piano riservato alle attività di catechesi (rifacimento interno, nuova suddivisione degli ambienti, nuovi infissi a norma, pitturazione degli ambienti, nuovi servizi igienici, impianto di illuminazione fatto da tecnici e non con lavori da brico center per non rifarli dopo pagando il doppio… impianto di climatizzazione e di antincendio). Basta salire e vedere. I nostri fondi, insieme alle raccolte straordinarie e agli altri introiti sono utilizzati per questo lavoro prioritario, per la vita ordinaria pastorale e per la carità. Basta vedere il bilancio esposto e approvato dalla Curia diocesana. Tutti i nostri lavori, però, non ci hanno rallentato nell’opera di carità curata dagli operatori della Caritas parrocchiale Carmelo Pellizzeri, Piero Di Nuzzo, Chiara Cocuccio e Maria Pino, nel mettersi accanto alle 35 famiglie stabilmente assistite, nel sostenere con l’ascolto e i generi alimentari, nel visitarli a casa, senza contare i fratelli extracomunitari e coloro che occasionalmente bussano alla nostra porta. Mai nessuno è tornato senza essere accolto e aiutato. Dal fiore che non marcisce, usato anche per le opere pastorali (il palazzo in particolare), oltre che da offerte personali di operatori, parroco e fedeli, si aiutano anche questi fratelli bisognosi. Lasciatemelo dire: in 20 anni di sacerdozio ho visto che chi parla male, mormora e giudica è sempre chi non muove un dito e sposta su altri l’attenzione per camuffare le proprie inadempienze e perfino le proprie malefatte.
C’è un vezzo che va corretto. La parrocchia sembra importante in base ai soldi che ha e così il parroco. Ma noi costruiamo la comunità parrocchiale, le cui pietre vive siamo noi, quindi edifichiamo la vita pastorale che conduce alla santità della vita, alla vera umanità e alla felicità in Cristo. Non siamo un’azienda e il parroco non è un manager, siamo una famiglia. I soldi servono per le opere e per le iniziative e basta guardarci attorno per vedere il nostro denaro di comunità valorizzato in opere pastorali, nella formazione dei giovani con le tante iniziative, giovani che al mio arrivo sembravano categoria in estinzione… pensate anche al fiorire del gruppo giovani e ai portatori della vara della Madonna, una vitalità di oggi che ha cancellato l’oligarchia di gruppuscoli che ritenevano che il titolo di servizio fosse un titolo di proprietà. Soldi valorizzati in opere strutturali da custodire e potenziare, in carità vera, discreta ed efficace. Certo, alcune opere sono più visibili all’occhio di tutti, altre come la carità son più riservate.
Suscita sempre interesse la nostra Oasi S. Antonio. Spesso si parla solo di rette e di denaro. Le mensilità come sempre è stato, anche per chi finge di non sapere, sono versate all’associazione e non alla parrocchia. Ma questo in fondo è relativo. Ciò che è importante è quanto affermo. Il progetto che sta a cuore alla parrocchia e all’associazione è restituire l’Oasi a Furci, scevra da furberie di potere, da macchinazioni tendenti ad offuscare la buona coscienza e snaturarne la primaria vocazione, dal profitto lesivo della dignità della giustizia sul lavoro, dalla politica del fino bene comune ad appannaggio dei soliti noti. Un sussulto d’orgoglio dovrebbe risvegliare l’intera collettività. Dopo tentativi, i rapporti tra parrocchia e associazione con la cooperativa che attualmente gestisce la nostra struttura non sono più sostenibili, lesi ulteriormente da una lettera giuntaci recentemente… Ma l’opera della verità di Dio e della giustizia umana sta già facendo il suo corso.
Concludo. Un proverbio popolare dice sostanzialmente così: nessuno nasce imparato! Ed io ho fatto la scelta di crescere con voi e in mezzo a voi. L’essere insieme da vera comunità è forza. Il camminare con Cristo e in comunione tra noi nella fedeltà alla Chiesa è forza. Amare veramente la comunità parrocchiale di Furci e amare sul serio Furci è forza. La serietà di questo amore però non può sostenere la menzogna, come la luce si oppone al buio… e noi vogliamo continuare a camminare nella luce. Solo chi non accetta Cristo nella Chiesa volutamente si mette fuori autoescludendosi. A tutti voi – che ho incontrato durante la visita alle famiglie, lungo la strada, nella visita agli ammalati, nei vari momenti comunitari – ancora una volta chiedo una preghiera e di continuare ad avere fiducia in mede e in noi operatori pastorali.
Mi piace citare io Papa Francesco. In occasione dell’udienza generale del 27 agosto scorso ha ricordato i peccati parrocchiali, quando, anziché essere luoghi di condivisione e di comunione sono segnate da invidie, gelosie e antipatie. Aggiunge il Papa: quanto si chiacchiera nelle parrocchie… m questa non è la Chiesa. Chi ha orecchi per intendere, intenda, ci ricorda il vangelo. Mi domando: sono parroco di una comunità o – con tutto rispetto – del movimento apostolico ciechi? Non è forse sotto gli occhi di tutti l’operato della nostra comunità. Entrando anche qui stasera non si vede l’impegno profuso da tutti? E poi, la comunità è fatta di denaro da accumulare, di muri, di strutture e basta? E la vita pastorale, e il cuore delle persone, e la prossimità verso tutti. E il dono delle tre vocazioni al sacerdozio fiorite in questi quattro anni e mezzo del mio ministero a Furci… non tutto questo che dice la grazia di una comunità?
Nel ringraziarvi per il vostro ascolto, esorto tutti noi a continuare a camminare con entusiasmo e fede sulle acque del mare che il Signore ci mostra, uniti e ancor più forti di prima, senza vacillare, ma con la gioia di essere veramente Chiesa e orgogliosamente Chiesa furcese.
Grazie.
Mons. Giò Tavilla

 

 

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