Comuni in empasse per la legge “blocca appalti”. Quasi nessun ente locale è dotato della centrale di committenza

La quasi totalità dei sindaci, assessori e capi area dei comuni non capoluoghi di provincia dal 1. luglio ad oggi sarebbero incorsi nell’abuso d’ufficio per violazione dell’articolo 3, comma 1-bis, della legge n. 15/2014. Il reato lo avrebbero commesso quegli amministratori e funzionari che hanno diposto gare d’appalto per opere o lavori ma anche nell’affidamento di semplici incarichi come, ad esempio, per manifestazioni estive ancorché per l’acquisto di qualsiasi genere di beni, dal rotolo di carta igienica alla singola penna. Dal 1. luglio e fino al 15 agosto, data quest’ultima di un previsto intervento dei Ministeri competenti per predisporre una nota interpretativa che aiuti i Comuni, non si può spendere nemmeno un centesimo. Possono invece operare quelle amministrazioni che si sono premurate, come del resto già previsto da alcuni anni, ad istituire centrali di committenza in consorzio attraverso le quali deve passare ogni tipo di gara. E se ci continuasse ad ignorare la normativa definita ”blocca appalti”? Impossibile perché viene negato il codice identificativo di gara. I segretari comunali del comprensorio ionico hanno relazionato a sindaci, assessori e capi area consigliandoli dall’astenersi anche dallo assegnare incarichi diretti di modesta entità comprese le somme urgenze. In gran parte avrebbe però violato la legge come se nulla fosse, ”inciampando” così nell’ipotesi del reato di abuso d’ufficio. Insomma, al momento rimane tutto bloccato fino a metà agosto. Almeno così pare. I Comuni nel frattempo dovrebbero evitare spese perché poi non possono giustificarne la liquidazione. Scappatoie? Nessuna, bisogna solo aspettare che il Governo intervenga a ripare il ”danno”, anche se c’è da dire che i Comuni interessati se la sono presa fin troppo comoda per istituire le centrali di committenza.

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