Furci Siculo. Liberi Consorzi, solo 23 sindaci presenti all’incontro. Messi in risalto gli “ostacoli” della nuova legge

FURCI SICULO – Nonostante l’ostentato e in alcuni casi, forzato ottimismo dei sindaci, la costituzione del libero consorzio “Jonia Taormina Etna” appare sempre più lontana. I motivi sono stati esposti dai 23 sindaci che ieri sera erano presenti all’incontro, il terzo, che si è tenuto nei locali del centro diurno di Furci Siculo. Già, solo 23 primi cittadini per circa 141mila abitanti, su 40 comuni che dovrebbero far parte dell’ente.
Hanno partecipato alla riunione i sindaci e gli rappresentanti di Giarre, Piedimonte Etneo, Maletto, Zafferana Etnea , Randazzo, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Graniti, Furci siculo, Taormina, Sant’Alessio Siculo, Antillo, Castelmola, Roccafiorita, Casalvecchio Siculo, Savoca, Limina, Roccalumera, Pagliara, Alì, Alì Terme, Scaletta Zanclea e Fiumedinisi. I grandi e numerosi assenti, in buona parte appartengono all’hinterland ionico. I comuni del comprensorio etneo erano invece presenti, in prima fila e a testa alta, convinti che, nonostante i numerosi e palesi ostacoli imposti dalla legge regionale, il consorzio s’ha da fare. Il testo approvato dall’Ars lo scorso 28 marzo, in realtà rende l’iter di costituzione del libero consorzio davvero complesso e farraginoso. Tanti i paletti che comporterebbero più di una difficoltà ai comuni, che però non hanno alternativa se non quella di farsi fagocitare dalla città metropolitana di Messina o Catania. Prima nota dolente: il principio di continuità territoriale che, in caso di defezione nel consorzio da parte di qualche comune, condizionerebbe la scelta di tutti i centri limitrofi. C’è poi la questione referendum confermativo che, stando a quanto scritto nella legge 8/2014 dovranno tenersi entro 60 giorni dall’approvazione dell’atto di adesione al libero consorzio da parte dei singoli consigli comunali, attenendosi alle modalità prevista dai vari statuti. Ma non è tutto: un’altra difficoltà oggettiva è rappresentata dal costi che un referendum comporterebbe e che, stando alla norma regionale, dovranno essere affrontate dai Comuni stessi. Una notizia non certo buona vista la disastrosa situazione finanziaria in cui versano gran parte degli enti locali. E come se tutto ciò non bastasse… affinchè i referendum siano validi dovrà partecipare la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Un obiettivo alquanto ambizioso se si considera che la tematica del Libero consorzio è distante anni luce dalla gente che di certo, in questo periodo storico ha altro a cui pensare.Ma se il quorum non fosse raggiunto si metterebbero a rischio le decisioni ratificate dai Consigli comunali. Sarà compito dei sindaci sensibilizzare gli elettori prospettando loro le eventuali conseguenze di un accorpamento alla città metropolitana. Anche l’innalzamento del numero necessario di abitanti (da 150 a 180mila) è sembrato un artificio per rendere il tutto più complesso. Ma questo, di certo, è lo scoglio più facilmente superabile.
Ma c’è chi invece, come il presidente del Consiglio di Roccafiorita Fabio Orlando non vede nei consorzi la “salvezza” dei piccoli comuni: “ La nostra paura è che anche costituendo il consorzio – dice – rischiamo di diventare la periferia di Giarre o Taormina. In ogni caso – dice Orlando – i grandi centri verranno favoriti a discapito dei piccoli comuni”. Insomma, o città metropolitane o consorzi pare non ci sia scampo per le realtà minori? Vedremo, intanto bisognerà scegliere, come da tempo accade in Italia, la soluzione meno tragica. Non di certo la migliore… NEL TG90 IL SERVZIO COMPLETO E LE INTERVISTE. QUESTA SERA ALLE 21 LA PUNTATA DI JONIO MAGAZINE SARA’ INOLTRE DEDICATA ALL’INCONTRO DI IERI SERA. FOCUS SUI LIBERI CONSORZI

 

Leave a Response