Alì Terme. Che fine ha fatto la Rete civica comunale che costò quasi 600 mila euro?

ALI’ TERME – Rimane un ”oggetto misterioso” o meglio dire un ”fantasma” la Rete civica comunale web denominata ”Valle del Nisi-Area delle Terme” che doveva entrare in funzione nel 2008 e della quale fanno parte nove Comuni del comprensorio ionico. Unica certezza è che non c’è stata mai traccia su Internet e non poteva essercene perché la Rete non è stata mai attivata. Costo dell’operazione quasi 600 mila euro. Adesso qualche amministratore comunale intende rispolverare la questione perché non intende essere ulteriormente sollecitato a contribuire alle spese per il gestore di telefonia ”Fastweb” che, a tutt’oggi, garantisce il collegamento Internet dedicato a un portale che di fatto non esiste e che non è mai esistito. Dei nuovi amministratori dei nove Comuni c’è chi non ne sa niente o, addirittura, sconosce l’iniziativa intrapresa più di sei anni fa per fornire un servizio telematico a beneficio dei cittadini di Alì, Alì Terme, Fiumedinisi, Itala, Mandanici, Nizza di Sicilia, Pagliara, Roccalumera e Scaletta Zanclea. Un progetto ritenuto a quel tempo ambizioso, all’avanguardia, del costo complessivo di 592 mila euro, dei quali 484 mila 278 euro ottenuti dall’amministrazione di Alì Terme fra il 2006-2007 con fondi Fesr-Por Sicilia 2000-2006 misura 6.05 ”Reti e servizi per la società dell’informazione – Azione 3”. Il Comune capofila, Alì Terme, a titolo di cofinanziamento aveva contribuito con 107 mila 859 euro che, aggiunti ai 484,278 mila euro di fondi europei, fanno esattamente la bella cifra di 592 mila 138 euro. Una barca di soldi per una Rete mai realizzata ma che continua a gravare per adesso sulle sole casse del comune di Alì Terme per circa 3.700 l’anno per il mantenimento del collegamento internet. Questa cifra anticipata da Alì Terme, dovrebbe essere ripartita tra i nove Comuni che però ormai da anni non intendono più versare la loro quota parte perché equivarrebbe, sostiene più di un sindaco, a uno sciupio di risorse. Alì Terme, a quanto si sa, intende comunque far rispettare gli impegni agli altri otto Comuni per rientrare con le spese anticipate a loro beneficio. Da dire che i Comuni interessati nel 2008 non avevano battuto ciglio nel sostenere i costi d’attivazione internet per consentire così la messa in ”onda” della Rete civica. Ma così non è stato, del portale internet infatti mai nessun abbozzo. Il ruder, vale a dire il modem che doveva separare la connessione verso i computer dei nove Comuni, è custodito in un locale seminterrato del municipio di Alì Terme. Numerosi furono i dipendenti comunali che nel 2008 parteciparono a corsi di aggiornamento organizzati nei vari Comuni dalla società catanese che si aggiudicò i lavori di pianificazione della Rete e che fornì, tra l’altro, il programma per il sistema informativo e i computer che non vennero mai utilizzati e finirono in scaffali polverosi. E da quel momento e negli ultimi sette anni di Rete civica non si è più parlato. I 592 mila euro, vennero così spesi: 162 mila euro per servizi informatici, 316,800 euro sviluppo software e acquisto licenze, 20 mila euro banche dati, 49 mila e 200 euro hardware, 5 mila e 400 euro per Reti, 16 mila 602 euro per consulenze specialistiche, e 22 mila 136 euro progettazione e direzione lavori. La rete civica era stata ideata per migliorare il rapporto con i cittadini, la comunicazione tra le istituzioni, e i procedimenti amministrativi. In pratica uno sportello virtuale aperto 24 ore su 24 in grado di sostituire gli uffici comunali per gran parte delle loro funzioni. Se la Rete fosse entrata in funzione i cittadini dei 9 Comuni standosene seduti comodamente a casa avrebbero potuto ricevere tramite computer certificati di nascita, residenza, l’iter di una pratica. Erano previsti pure servizi destinati alle imprese.

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