Scandalo formazione, chiesto l’arresto di Francantonio Genovese

MESSINA – Accogliendo la richiesta dalla Procura il gip di Messina ha disposto l’arresto di cinque persone nell’ambito dell’inchiesta sulla formazione. Tra questi c’è il parlamentare nazionale del Pd Francantonio Genovese, anche se nei suoi confronti il provvedimento è sospeso ed è stato inviato alla presidenza della camera per la richiesta di autorizzazione. Gli altri arrestati sono finiti a domiciliari. Si tratta di Salvatore La Macchia, ex sindaco di S. Piero Patti, Roberto Giunta, Domenico Fazio e il commercialista Stefano Galletti. I prime tre sono collaboratori della segreteria politica di Genovese. Giunta e Fazio sono anche collaboratori del deputato regionale Franco Rinaldi Il Gip ipotizza il reato di associazione per delinquere, riciclaggio, peculato e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate al finanziamento di progetti formativi tenuti da numerosi centri di formazione professionale. “Genovese – scrivono gli investigatori nel rapporto – nel corso del tempo ha acquisito, grazie a una rete di complici riferibili anche alla propria famiglia, il controllo di numerosi enti di formazione operanti in tutta la Sicilia e, parallelamente, di una serie di società che gli hanno permesso di giustificare le appropriazioni, così da lucrare illeciti profitti”. Numerosi enti di formazione sono finiti sotto inchiesta. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto, Sebastiano Ardita, avrebbero permesso di accertare che i soggetti indagati, attraverso gli enti di formazione e società appositamente create, grazie a prezzi gonfiati per l’acquisto di beni e servizi o, addirittura, a prestazioni totalmente simulate, sottraevano a loro vantaggio i fondi assegnati per lo svolgimento dei corsi di formazione. La gran parte degli indagati sono risultati tra loro legati da vincoli di parentela e di assoluta fiducia. A Genovese, la Procura contesta di essere stato il promotore dell’associazione per delinquere, di aver commesso il reato di riciclaggio per avere intascato, sotto forma di consulenze, oltre 600.000 euro da parte di società del proprio gruppo, parte dei quali erano provento di peculati e frodi alla Regione siciliana, e di averli poi messi in circolo mediante pagamenti per operazioni inesistenti in modo da non rendere possibile la ricostruzione delle operazioni. Secondo la tesi dell’accusa il parlamentare del Pd avrebbe anche operato un vorticoso giro di false fatture tra sé stesso e società del gruppo a lui riconducibili per frodare sistematicamente il fisco e non pagare le tasse.

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