Ars. Ddl Liberi Consorzi, via libera dalla commissione Affari Istituzionali

PALERMO – È stato approvato in commissione Affari istituzionali dell’Ars il disegno di legge che istituisce i Liberi consorzi al posto delle Province. Dieci i voti a favore, 4 i contrari. Duro il commento dell’opposizione. “Altro che riforma: si torna indietro di cinquant’anni, quando in Sicilia – osserva Nello Musumeci – i vertici dell’Ente intermedio non venivano scelti dai cittadini ma dagli apparati dei partiti. Crocetta ha mentito ancora una volta ai siciliani: aveva detto di abolire le Province per fare risparmiare sui costi e invece ne ha solo cambiato il nome, mantenendo lo stesso personale, le stesse funzioni, gli stessi immobili. Come se non bastasse, i debiti degli enti provinciali graveranno sui comuni, già al collasso, ed i centri di costo dei Liberi consorzi si moltiplicheranno a dismisura”.
Per Musumeci “l’unica modifica apportata da Crocetta consiste nell’impedire d’ora in poi che i vertici amministrativi delle nuove province siano scelti dai cittadini: niente più elezioni. La invenzione delle tre città metropolitane (Palermo, Catania e Messina) – ha aggiunto il deputato dell’opposizione – è un’offesa al buon senso e una condanna alle aree interne dell’Isola (il 90 per cento del territorio siciliano) che con questa riforma resteranno sempre più isolate e degradate”. “Più che una riforma epocale si tratta di un brodino – affermano invece i Cinquestelle – e questa non è la legge per cui abbiamo lottato. Daremo battaglia in aula”. Di parere opposto è il presidente della Commissione che ha esitato il Dll, Antonello Cracolici del Pd. “Ora non ci sono più alibi, l’Ars è chiamata a discutere in aula la riforma delle province: serve un confronto alla luce del sole, senza rinvii né tatticismi”. “Questa riforma – aggiunge Cracolici – è il primo tassello del riordino del sistema della Pubblica amministrazione siciliana”. Secondo Cracolici “In commissione è stato varato un ddl coerente con la legge regionale 7 del 2013, che prevede organi di secondo livello eletti dai sindaci dei comuni aderenti, che non riceveranno alcun compenso per la loro funzione”.

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