Nizza. Invitiamo il sindaco Di Tommaso a querelarci, momento buono per ”leggere le carte” in sede appropriata

NIZZA DI SICILIA – Che il sindaco nizzardo Di Tommaso (nella foto) entri facilmente in fibrillazione ogni qualvolta qualcuno osa contraddirlo, non scopriamo assolutamente nulla di nuovo. Ed è lesa maestà ricordargli che ha amministrato i soldi pubblici in malo modo tanto da portare il Comune sull’orlo dello sfascio economico, accumulando 9 milioni di euro di debiti. Così è. Piaccia o no a Di Tommaso. Ci assale il sospetto che Di Tommaso gradirebbe una stampa narcotizzata, abituato com’è a dare ordini a destra e manca senza possibilità da parte di alcuno ad abbozzare ad una replica. Invece di perdersi in argomenti dai contenuti inconsistenti, il sindaco si lasci andare ad un atto di umiltà, spiegando, carte alla mano, comprese quelle dei revisori dei conti, come è riuscito a costruire  il ”buco milionario”. Risponda anche. ad esempio, perché ha voluto i direttori dei Servizi sportivi e del Parco suburbano che costano ai contribuenti nizzardi quasi 15 mila euro l’anno, oppure perché continua ad incassare assieme agli assessori l’indennità di carica invece di lasciarla nelle dissestate casse comunali, e perché ha manifestato l’intenzione di disfarsi di una parte della galleria comunale. Ed ancora, perché ha speso 4 mila e 600 euro per la parcella ad un avvocato per tutelare, dice Di Tommaso, gli interessi del Comune nel momento in cui l’attuale gruppo di minoranza ha fatto ricorso al Tar per entrare in consiglio comunale. Cosa cambiava per il Comune se all’opposizione c’era il gruppo di Giacomo D’arrigo piuttosto quello di Domenica Brigandì. Lo spieghi, Di Tommaso, dove stava l’interesse del Comune. Questi – al momento – i punti di domanda ai quali Di Tommaso deve dare risposte. Glielo impone il mandato di sindaco, chiamato a dare conto e ragione – non a noi – ma ai suoi concittadini. Ma lui, Di Tommaso, ormai preda da sindachite acuta maturata nel tempo, ha perso di vista che la cosa pubblica implica la partecipazione di tutti e non va, viceversa, intesa come si trattasse di gestire beni di famiglia. Questo principio, probabilmente, sfugge a Di Tommaso. Ed qui che commette l’errore. Se poi il sindaco è allergico all’informazione è affare suo. Per concludere, se Di Tommaso giudica  i nostri ”interventi”  inesatti, incompleti, chieda la rettifica direttamente a noi e non ad altri. E se ritiene il nostro dire calannioso e diffamatorio ci quereli. Sarebbe occasione per leggere le carte del Palazzo nelle sedi opportune.

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