Alì Terme. Dipendenti indagati per truffa ai danni del comune, l’amministrazione gli concede un ”prestito” per difendersi dall’accusa

ALI’ TERME – Dopo i complessivi 4 mila euro destinati per consentire a due dipendenti comunali, Giovanna Ferrara e Fortunato Pistone, quest’ultimo già comandante dei vigili urbani, di sostenere le prime spese legali, l’amministrazione comunale ne ha tirato fuori altri 2000, sempre a titolo di acconto, per un altro dipendente, Rosaria Toscano, attuale comandante facente funzioni della polizia municipale. I tre sono indagati nella vicenda delle contravvenzioni per divieto di sosta che sarebbero state ”aggiustate” e mai pagate dagli automobilisti. Da qui la contestazione ai tre del magistrato di una sfilza di reati, ben 31. Con determinazione n. 4 del 9 gennaio scorso del capo area amministrativa, pubblicata all’albo pretorio on line, il Comune ha liquidato questi ulteriori 2 mila euro ad un avvocato di Messina che assiste la Toscano. Fin qui nulla di particolare. L’amministrazione comunale ha deciso di accordare il “prestito” ai tre suoi dipendenti iscritti nel registro degli indagati, pur se a questi ultimi viene anche contestato il reato di truffa ai danni del Comune. Come dire, si assiste economicamente, ovviamente con risorse pubbliche, chi avrebbe procurato danno patrimoniale alla comunità. Si sostiene che ci si è limitati ad applicare il contratto nazionale dei dipendenti comunali in situazioni di contenzioso legale, ma non per questo il Comune era obbligato ad anticipare i soldi. Poteva, infatti, dire di no. Scelta politica, dunque, perché, seppur in fase di indagine preliminare, il Comune poteva mettere le mani avanti costituendosi parte offesa. Tutto regolare l’iter seguito da un punto di vista tecnico-amministrativo. Assolutamente. In precedenti occasioni si era applicata la stessa regola e perché quindi, si potrà obiettare, disattenderla in questa circostanza? La differenza di fondo con altre vicende, sta probabilmente nel fatto che la magistratura non aveva ipotizzato truffa da parte degli impiegati ai danni dell’Ente comunale. Sempreché venga confermato l’impianto accusatorio con relativo rinvio a giudizio, i tre sarebbero chiamati a rimediare nei confronti del loro “datore”, il Comune, per il mancato introito delle somme previste per le infrazioni stradali e per aver, al contempo, dato una immagine non certo positiva dell’Ente. Si obietterà, giustamente, che fino a condanna nessuno è colpevole e da qui, forse, il provvedimento che per molteplici aspetti appare, comunque, irrituale, di sostenere il costo delle spese per avvocati degli indagati. La pubblica amministrazione, al momento, si è limitata a sborsare i 6 mila euro per i dipendenti finiti sotto l’occhio della magistratura ma è comunque pronta ad adottare provvedimenti disciplinari nei loro confronti se fossero rinviati a giudizio. I 6 mila euro “prestati”, ed eventuali altri anticipi che potrebbero essere elargiti, vanno recuperati dall’amministrazione comunale nel momento di una eventuale condanna dei tre, ma in caso contrario, archiviazione delle accuse ipotizzate o un verdetto di assoluzione in Tribunale, le spese delle parcelle dovranno accollarsele i contribuenti. Così funziona. Nei confronti della Toscano, Ferrara e Pistone, i 31 reati contestati dal magistrato, vanno dall’abuso d’ufficio alla falsità materiale e ideologica, alla soppressione, distruzione e occultamento di atti e, come già detto, truffa ai danni del Comune. Erano finiti nei guai pochi mesi fa, a conclusione di lunghe e minuziose indagini dei carabinieri di Alì Terme, che avevano operato sotto le direttive del luogotenente Salvatore Garufi. Gli inquirenti avevano “curiosato” sull’operato dei tre. Circa novanta le contravvenzioni risultate “aggiustate” da Pistone e dalla Toscano, quest’ultima a quel tempo vicecomandante dei vigili urbani, per evitare di far pagare gli “amici degli amici”. Stando alle risultanze investigative, venivano modificati numeri e lettere della targa delle auto contravvenzionate per evitare di risalire al vero automobilista multato. Questo stratagemma portava automaticamente all’annullamento del verbale. Il ruolo svolto da Giovanna Ferrara, istruttore amministrativo, si sarebbe limitato a trascrivere a ruolo i verbali.

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