NON E’ CAMBIATO PROPRIO NULLA

 di GIANNI MIASI

Non mi piace il populismo né mi piacciono i populisti che promettono la rivoluzione purchè, naturalmente, la facciano gli altri. Tuttavia non riesco a trattenere lo sconcerto al vedere che non è cambiato proprio nulla in Italia nonostante sia cambiato il governo che ha fatto promesse mirabolanti salvo a mantenere tutto come prima.

La disoccupazione giovanile è ai massimi storici ( oltre il 45%) e supera quella di qualsiasi altro paese occidentale, quella “ ordinaria” lo è ancora di più e praticamente i disoccupati che provengono dalle aziende chiuse o fallite vivono ( si fa per dire) grazie alla cassa integrazione, fino a quando ci sarà. Eppure nonostante il quadro drammatico che è sotto gli occhi di tutti noi, i nostri governanti intenderebbero convincerci che stiamo uscendo dalla crisi e che la ripresa è vicina.
Nulla di più falso;la situazione è ancora peggiore di un anno orsono e,così continuando, peggiorerà ancora di più.
Bisogna chiedersi perché la classe politica,nel suo complesso, è così sorda e disattenta dinnanzi ai problemi della maggioranza della popolazione. La mia risposta è che la classe politica non ha e non avverte nessuno di questi problemi.
Vi fornisco alcune,brevi, informazioni : il ministro Saccomanni, che ha proposto che gli insegnanti restituiscano gli scatti di anzianità percepiti legittimamente, percepisce ogni anno complessivamente € 900.000,00= ( euro novecentomila). Nessuno deputato, o sottosegretario o ministro, percepisce meno di 300.000,00=( trecentomila) euro l’anno, i burocrati di alto livello percepiscono non meno di 500.000,00= ( cinquentomila) euro l’anno,per non parlare dei manager pubblici ( poste, inps, banche, enti etc) che percepiscono milioni l’anno.
Saranno non meno di trecentomila persone che costano non meno di cento miliardi di euro l’anno.
Voi pensate che a persone che percepiscono trecento o cinquecentomila euro l’anno gliene importi dei nostri problemi? Per loro spendere 3.000,00 euro è come per noi spendere 10 euro.
Quando si dice casta si intende un ceto politico che vive sulle spalle di noi cittadini e che non intende fare alcun sacrificio.
Mi piacerebbe, e lo riterrei credibile, che Renzi, o chiunque altro facesse un discorso di questo tenore: “ Cari concittadini, siamo in una situazione difficile e ne possiamo uscire se tutti assieme facciamo dei sacrifici. Per questo motivo propongo che per i prossimi cinque anni lo stipendio pubblico più altro in Italia, incluso quello del Presidente della Repubblica, non possa ESSERE SUPERIORE A 10.000,00= (DIECI MILA EURO) AL MESE”. Altro che IMU sulla prima casa, TARES ed altre tasse: se il massimo stipendio fosse di dieci mila euro al mese lo Stato avrebbe a disposizione non meno di CINQUANTA MILIARDI DI EURO che potrebbe spendere per l’occupazione giovanile e per fare ripartire l’economia .
In quel momento vedrei finalmente la classe politica vicino ai cittadini e la ripresa dell’Italia possibile.
Se la politica intende restare casta con i suoi privilegi e sorda prima o poi qualcuno la caccerà a pedate.
Ed il rimedio sarà peggiore del male.

GIANNI MIASI

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