In quindici Comuni della zona ionica messinese, inizio dei lavori in primavera per la rete del gas metano

Prenderanno il via la prossima primavera i lavori per la rete di metanizzazione in quindici paesi ricadenti nella fascia ionica tra Scaletta Zanclea e S. Alessio Siculo, che fanno parte del bacino denominato “Sicilia Ionico Peloritano”. Stavolta sembra quella buona. Sta qui la notizia uscita dall’incontro svoltosi a Fiumedinisi, al quale hanno preso parte sindaci e amministratori direttamente interessati alla mega opera pubblica del costo che si aggira sui 120 milioni di euro. Il metano, dunque, arriva anche nei centri che fino ad oggi erano rimasti tagliati fuori. Si concretizza così un sogno inseguito da oltre 30 anni dalle amministrazioni locali. Un incontro, quello di Fiumedinisi, voluto dal sindaco ospitante Alessandro Rasconà, che può essere definito, senza eccessiva enfasi, di portata storica perché, a ragion veduta, rappresenta la prima tappa di un percorso che porta alla realizzazione di un’opera indiscutibilmente strategica. I lavori dureranno 2 anni e mezzo e, sempreché non ci siano intoppi, ciò significa che entro la fine del 2016 nelle case dei paesi ionici si potranno accendere i fornelli con gas naturale. Alla riunione di Fiumedinisi erano presenti sindaci e delegati dei comuni di Alì Terme, Casalvecchio Siculo, Furci Siculo, Itala, Nizza di Sicilia, Pagliara, Roccalumera, Santa Teresa di Riva, Sant’Alessio Siculo, Scaletta Zanclea e Savoca. Nessun rappresentante istituzionale di Alì Superiore, Mandanici e Antillo. A proposito di questi tre comuni, c’è da dire che i loro progetti non figurano nella graduatoria finale di finanziamento nell’ambito dell’avviso pubblico denominato “Modalità d’attuazione dell’obiettivo operativo 2.1.3-Linea di intervento 2.1.3.1. del P.O. Fesr Sicilia 2007-2013 per la concessione di “contributi regionali per il completamento delle reti di distribuzione metanifere nelle aree industriali e dei centri urbani minori” dell’isola. L’esclusione delle tre amministrazioni montane è stata causata dal fatto che ad essere incaricati del procedimento erano stati funzionari comunali in possesso di diploma mentre era richiesto l’attestato di laurea. Un grattacapo per le amministrazioni tagliate fuori, alle quali non rimane che far ricorso contro la decisione della Regione. Da rilevare però che Alì, Antillo e Mandanici, saranno ugualmente dotate dell’impianto metanifero così come prevede il contratto stipulato a suo tempo, che impone all’impresa aggiudicataria dei lavori, la ”FinCorsorzio” di Roma, di garantire comunque la realizzazione dell’opera anche nel caso in cui i Comuni siano impossibilitati a garantire la copertura finanziaria. In sostanza sarà la ”FinCorzio” ad anticipare le somme, che andrà a recuperare nell’allungamento dei 20 anni previsti nella gestione del servizio. L’unico ”svantaggio”, quindi, per i tre Enti comunali è quello che dovranno aspettare più degli altri per avere il titolo di proprietà degli impianti realizzati nel proprio territorio. Gli altri 12 Comuni del bacino Sicilia Ionico-Peloritano, hanno invece ”racimolato” complessivamente ben 58 milioni di euro. Comprensibile la soddisfazione dell’assessore di Alì Terme, architetto Maria Rita Muzio, presente all’incontro di Fiumedinisi, il cui comune nel più ampio contesto di metanizzazione della Sicilia, risulta terzo in graduatoria per aver ottenuto quasi 5 milioni di euro: ”Al di là del risultato che ci lusinga – ha detto la Muzio – voglio sottolineare che l’obiettivo che stiamo per raggiungere è da ritenere strategico per il nostro comprensorio non solo in un’ottica di conquista sociale ma anche in termini di ricaduta occupazionale”. L’impresa aggiudicataria dei lavori, la ”FinConsorzio” di Roma, ha presentato un piano di investimenti di circa 110 milioni di euro e con la quale i 15 Comuni ionici hanno già stipulato il contratto di servizio nel 2011. La realizzazione dell’opera è garantita dalla procedura di project financing, che vedrà l’impresa gestire il servizio per 20 anni dalla data di collaudo degli impianti e della messa in funzione della rete. Il che significa che i 58 milioni elargiti dalla parte pubblica, insufficienti, dovranno necessariamente essere integrati con altri 52 milioni che dovrà mettere a disposizione l’impresa per poter disporre dei 110 milioni di euro necessari per la costruzione dell’opera. Adesso i 15 Comuni costituitisi in consorzio nel 2009 e di cui è capofila Fiumedinisi, dovranno trasmettere alla Regione i progetti per evitare la decadenza del finanziamento. I lavori previsti tra pochi mesi, interesseranno inizialmente i paesi rivieraschi. Una volta che saranno predispoti gli impianti necessari, la rete, con un sistema di tubi a pettine, sarà collegata ai centri collinari.

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