Alì Terme. A rischio esondazione il fiume Nisi nella zona del ”Tiro a segno” per la presenza nell’alveo di materiali scaricati dopo la tragica alluvione a Scaletta

ALI’ TERME – Grido d’allarme del sindaco Giuseppe Marino per la situazione di potenziale pericolo che si riscontra nella zona del ”Tiro a Segno”, esattamente all’altezza dell’alveo del fiume Nisi (nella foto) e a poca distanza dal lungomare. In quel posto, secondo Marino, il Nisi, in caso di piena, potrebbe esondare andando a riversarsi nel centro abitato. L’allarme-fiume è conseguenza dell’ingente materiale depositato sulla sponda sinistra quattro anni addietro, dopo la tragica alluvione che colpì anche Scaletta Zanclea e Itala. I materiali raccolti nei due centri – soprattutto fango – per migliaia di metri cubi furono trasportati con camion ad Alì Terme e scaricati nel fiume Nisi. La mega operazione di smaltimento si protrasse per parecchi giorni. A quel tempo furono enormi i disagi per gli aliesi per l’incessante transito di mezzi pesanti che provocarono inquinamento acustico e ambientale per le nubi di polvere sollevate. Ma il danno maggiore che a tutt’oggi è riscontrabile, e che viene evidenziato dal primo cittadino del centro termale, Marino, è relativo al ristringimento dell’alveo che in caso di piena del Nisi può impedire il normale deflusso delle acque in mare, che potrebbero così invadere la via Tiro a Segno e una parte del lungomare. Per risagomare alcuni tratti dell’alveo, ci aveva pensato il Comune spendendo circa 60 mila euro, attingendo la somma dal bilancio. Ma non è stato sufficiente perché è necessario rimuovere l’enorme quantità di detriti alluvionali che ingombrano la sponda sinistra del Nisi, dall’altezza dell’ex cantiere navale fino al viadotto dell’autostrada A18. ”Una situazione – incalza l’assessore Carmelo Sparacino – che non ci fa dormire sonni tranquilli. Come dire, il pericolo l’abbiamo dietro l’angolo. In questo periodo invernale, il fiume Nisi è da ritenere ad alto rischio. E’ ciò preoccupa e non poco. Nei prossimi giorni – aggiunge Sparacino – chiederemo un tavolo tecnico con la Protezione civile regionale e l’attuale commissario della Provincia affinché vengano pianificati gli interventi di rimozione dei materiali. E sarebbe l’ora, visto che ormai la questione, nonostante le nostre ripetute segnalazioni, si trascina da ben quattro anni. Tenteremo inoltre di recuperare i 60 mila euro da noi spesi. Quello che ci preme comunque definire è il ripristino dei luoghi”. La Provincia, con l’assenso anche dell’ing. capo del Genio civile, Gaetano Sciacca, è chiamata in causa perché l’allora presidente, Nanni Ricevuto, aveva emesso un’ordinanza, la n. 1 del 6 ottobre 2009, con la quale veniva individuata quale discarica provvisoria per l’appunto l’alveo del Nisi con la promessa che, superata l’emergenza, si sarebbe provveduto a liberare l’area. Così non è stato anche perché non si è dato seguito ad una successiva ordinanza di Ricevuto, la n. 3 del 13 ottobre ’99, con la quale veniva imposto l’alt allo stoccaggio nel Nisi. Adesso, però, per rimuovere i materiali alluvionali, inerti da demolizione, fanghi, rifiuti urbani indifferenziati, è necessario caratterizzare gli stessi materiali per poi provvedere al loro definitivo smaltimento in apposita discarica. Questo tipo di accertamento presuppone un incarico a delle ditte specializzate con conseguenti elevati costi. Insomma, una faccenda per certi versi intrigata e di lunga soluzione. ”Siamo ormai stufi di aspettare e se non otteremo nulla dal Tavolo tecnico – dice l’assessore Sparacino – intendiamo far valere le nostre ragioni nelle sedi opportune”. E mentre si annunciano nuove discussioni, il rischio di una possibile inondazione del centro abitato di Alì Terme rimane, alla faccia della burocrazia e dei suoi tempi biblici.

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