Unione valle del Nisi – Area delle Terme, un’altra occasione persa

Era l’ottobre 2009 e la neonata Unione dei comuni Valle del Nisi – Area delle Terme avrebbe dovuto rappresentare la svolta per il comprensorio ionico. Nei fatti però l’ente sovracomunale, ad oggi, non ha esitato alcun provvedimento. Un organismo improduttivo, che fin dalla sua nascita non lasciava presagire nulla di buono: i comuni interessati sarebbero dovuti essere Alì, Alì Terme, Nizza di Sicilia e Fiumedinisi (comune capofila).- I quattro enti locali, al tempo, facevano parte dell’Unione dei comuni delle Valli ioniche e dei Peloritani ( che comprendeva tutti i centri chre andavano da S.Alessio Siculo a Scaletta Zanclea), finchè decisero di  di lasciare l’ente sovracomunale per costituirne uno ex novo, appunto l’Unione dei comuni Valle del Nisi – Area delle Terme. Al tempo i sindaci proponenti dissero, e i cittadini ci credettero, che la scelta era scaturita dalla necessità di creare “uno strumento più piccolo e dinamico concentrato su una porzione di territorio definita che potesse intervenire immediatamente su problematiche locali e programmare per un territorio omogeneo uno sviluppo concreto”. Carichi di buone intenzione i primi cittadini portarono nei rispettivi Consigli la proposta. Subito il primo intoppo: il civico consesso di Alì bocciò lo statuto del costituendo sodalizio. Fu l’allora presidente del Consiglio, nonchè attuale sindaco,Pietro Fiumara, a schierarsi con il gruppo di minoranza. Risultato: Alì non entrò a far parte dell’Unione. L’inizio non era certo dei migliori. I tre comuni rimasti proseguirono l’iter amministrativo che nell’ottobre 2009 portò, finalmente, alla nascita dell’ente sovracomunale. Mentre i sindaci di Alì Terme, Nizza e Fiumedinisi, rispettivamente a quel tempo Lorenzo Grasso, Giuseppe Di Tommaso e Cateno De Luca elogiavano l’unione presentandone le linee programmatiche e definendola “la vera opportunità di sviluppo del territorio”, le opposizioni erano scettiche. Tanto che i componenti della minoranza comunale di Fiumedinisi decisero di ricorrere al Tar di Catania per contestare il regolamento varato dai tre sindaci. I punti “incriminati” riguardavano l’area strategica esecutiva per la costruzione di opere, individuata alla foce del fiume Nisi e la scarsa rappresentanza delle minoranze consiliari dei tre comuni nell’Assemblea dell’Unione. I firmatari dell’atto erano Francesco Repici, Nino Maisano, Tanino Ricca e Orazio De Francesco, membri della squadra d’opposizione. Il ricorso fu accolto e il Tribunale Amministrativo, nel dicembre del 2009, dichiarò “illegittimi” tutti gli atti deliberativi relativi all’approvazione dello statuto dell’Unione. A due mesi dalla costituzione del sodalizio era tutto da rifare. Un organismo, sostanzialmente, mai avviato e che nessun beneficio ha apportato al territorio. I tre tenaci sindaci ci riprovano: nel febbraio 2011 De Luca (che avrebbe dovuto ricoprire la carica di presidente), Di Tommaso e Grasso ci riprovano e sottoscrivono l’ adesione alla “rinnovata” Unione valle del Nisi – Area delle Terme. In effetti nel nuovo statuto era stata abolita la tanto discussa Area strategica, ma sussisteva il problema non più del numero dei consiglieri di minoranza (due su tre della maggioranza) ma, nodo del contendere erano le modalità di nomina degli stessi: in sostanza la maggioranza aveva la possibilità di scegliere quali consiglieri d’opposizione avrebbero dovuto sedere tra i banchi del consiglio dell’Unione. E così è stato. Le vicende giudiziare dell’allora sindaco del comune capofila di Fiumedinisi, Cateno De Luca allora anche deputato regionale e che avrebbe dovuto fare da traino all’Unione, bloccarono le speranze di rilancio dell’ente sovracomunale. Un’empasse dalla quale non si è mai più usciti. Il sodalizio sulla carta esiste ancora, ma mai nulla di concreto è stato fatto. “Con il decreto legge della Regione sui consorzi e città metropolitane questi enti non hanno più ragione di esistere “- dice il vicesindaco Pietro Caminiti, in passato presidente del Consiglio comunale di Alì Terme.  “Avremmo dovuto approfittare dell’Unione – aggiunge – per abituarci a ragionare in ottica compensoriale”. Un’opportunità persa, un’ennesima illusione o forse la poca lungimiranza politica hanno permesso al nostro territorio di perdere, ancora una volta, una possibilità di crescita.   E tutto perchè, hanno preso il sopravvento l’arroganza, i personalismi, i campanilismi e la sete di potere. Mali che fino ad oggi hanno affossato le potenzialità del comprensorio jonico, che avrebbe bisogno di amministratori lungimiranti che pensassero realmente  al bene della collettività.

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