Città metropolitana, il Consiglio di Roccalumera: “Il Ddl va ritirato”

ROCCALUMERA. Anche il Consiglio comunale di Roccalumera, dopo quello di Mandanici, ha espresso “formale opposizione alla costituzione della Città metropolitana di Messina” (alla quale dovrebbero essere annessi insieme ad altri undici enti locali della provincia) chiedendo il ritiro del disegno di legge al vaglio alla Regione. La minoranza aveva chiesto il rinvio dell’argomento in quanto “andava prima convocata la conferenza dei capigruppo per concordare il documento, dando voce anche all’opposizione”. Alla fine l’ordine del giorno è stato approvato con la sola astensione del consigliere di minoranza Maria Grazia Sacca, secondo la quale “il paese potrebbe trarre benefici dall’annessione alla Città metropolitana”. Erano assenti Antonella Totaro e Mauro Sparacino, entrambi della minoranza. In merito alla richiesta del rinvio, il presidente del Consiglio, Antonio Garufi ha espressamente detto “che non ve ne erano i motivi, in quanto si tratta di un ordine del giorno che stanno approvando tutti i Comuni inglobati nel nuovo ente”. Garufi ha inoltre evidenziato l’urgenza di approvarlo anche in vista della manifestazione dei Comuni in programma domani a Palermo. Scintille, tra maggioranza e minoranza, anche sui debiti del Comune, in merito ai quali l’opposizione nelle scorse settimane aveva presentato una interrogazione. Il capogruppo di minoranza Rita Corrini ha avanzato delle rimostranze nei confronti dell’Amministrazione, in particolare sui soldi dovuti alle ditte intervenute in occasione dell’alluvione del 2009. Perentoria e meticolosa la replica del consigliere Cosimo Cacciola “sull’impegno concreto dell’Amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Argiroffi, per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale”. La minoranza sosteneva che le somme alle imprese erano state erogate in seguito all’interrogazione. “Non è così – ha replicato Cacciola – abbiamo pagato quasi 500mila euro, tutta la somma disponibile”. Il consigliere di maggioranza ha poi sostenuto che “le procedure adottate dalla precedente Amministrazione per far fronte alle ordinanze inerenti i lavori post-alluvione presentavano delle anomalie che hanno comportato aggravi e ritardi a carico del Comune e nei confronti delle ditte. Quanto fatto dalla precedente amministrazione – ha sottolineato – non era perfettamente in linea con i dettami sull’ordinamento degli enti locali”.

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