Fiumedinisi. Valle del Nisi, dove Saffo amò Faone e perse la vita Enrico IV

 di Umberto Gaberscek 

FIUMEDINISI – Nel versante ionico dei Peloritani, tra Messina e Taormina, esiste uno ”spicchio”  di Paradiso, la riserva naturale di ”Monte Scuderi”, il misterioso e leggendario rilievo che si staglia prepotente sulle altre cime e da dove è visibile il versante tirrenico della provincia messinese. Nelle viscere di esso, dice la leggenda, c’è un tesoro di cui nessuno è riuscito ad impossesarsi perché la guardiana, una giovane e bella principessa, obbliga i cercatori a superare imprese che nessuno finora è riuscito a fare. Altra caratteristica accattivante, la lussureggiante Valle del Nisi dove la mitologia vuole che Saffo amò Faone e il Castello Belvedere, una vera finestra pensile con lo sguardo che può spaziare tutt’attorno sui Peloritani e sui paesi rivieraschi da Capo Alì a Capo Sant’Alessio. Indiscutibilmente, uno spettacolo ineguagliabile della natura sono le sorgenti della Santissima, che forniscono anche rubinetti di Messina. Un fiume di acque limpide in piena, rumoroso, con la volta dell’enorme caverna di roccia abbellita da stallettiti. Ma anche il Santuario della patrona di Fiumedinisi, Santissima Annunziata richiama l’attenzione del visitatore per la sua imponenza e bellezza architettonica. Costruito nel XII secolo al suo interno sono custoditi dipinti e oggetti sacri di inestimabile valore e nei sotterranei si trovano le catacombe dove venivano seppelliti i nobili fiumedinisani. Nel santuario c’è pure il reliquario con un capello della Madonna della Lettera, dono ai fiumedinisani nel periodo spagnolo. Altrettanto suggestiva e ricca di storia la chiesa di S. Pietro edificata intorno al 1300 e nella quale si trovano altrettanti ”pezzi” di pregevole fattura, tra cui una tela rappresentante “La Natività” attribuita alla scuola del Caravaggio. Altri luoghi sacri, le Chiesa di San Nicola di Bari (origini antichissime), la Chiesa della Madonna delle Grazie (XVII secolo), la Chiesa di Sant’Antonio Abate (1660), quella della Beata Vergine del Carmine (1769) e la Chiesa della SS. Trinità, una piccolisima chiesa tra gli anfratti di contrada Santissima. Qui ogni prima  domenica di settembre c’è festa, che richiama centinaia di visitatori. Ma torniamo al Castello Belvedere che nel IX secolo fu costruito come fortezza. Durante la dominazione normanna il maniero fu trasformato in residenza di caccia dei re. E proprio nelle campagne di Fiumedinisi, nel 1197,  Enrico VI, figlio del Barbarossa e padre del grande Federico II,  morì a causa di un malore durante una battuta di caccia dopo essersi dissetato con le acque del fiume Nisi. Aveva 32 anni e si trovava in Sicilia per l’inaugurazione del Duomo di Messina. Nelle vicinanze il castello esistono testimonianze dell’antica colonia greca di Nisa. Dunque per l’escursionista o quanti praticano trekking, la Valle del Nisi offre alternative delle più varie, che vanno dalle belleze naturali alla cultura, alla storia, ai monumenti. Fiumedinisi è conosciuto anche per l’antichissima festa della Vara, che  viene  riproposta ogni cinque anni  e sulla quale ci sono  personaggi viventi. E’ portata a spalla dai fedeli vestiti di bianco e a piedi scalzi e per le sue peculiarità non ha eguali in tutta la Sicilia. Il territorio della Riserva è variopinto, rigoglioso e con alberi secolari. Gli appassionati e studiosi della natura possono trovare piante rare come l’erica arborea utilissima per costruire pipe, e boschi  che invadono i valloni e le zone più basse della dell’area protetta. E i torrenti, veri e propri laboratori geologici in cui migliaia di pietre di diversa origine minerale portono incise la storia delle viscere della terra e della natura fisica dei Monti Peloritani. Soprattutto le sponde del Nisi con miriadi di percorsi naturali e con zampilli d’acqua che escono spontaneamente dalla roccia, sono caratterizzate da sentieri naturali, alberi di pioppi neri, salici, olmo, oleandri, tamerici, ginestre, castagno, e gelso nero. La flora è caratterizzata da leccio, carpinella, acero fico, acero montano, rovere, agrifoglio, alloro,  biancospino, ginestra dei carbonai. Il clima favorevole, inoltre, favorisce la nascita di piante che per gli studiosi hanno valenza scientifica. Nei boschi nidifica e vive una fauna di serpenti, tra cui vipere, volpi, martore e donnole, conigli e gatti selvatici, micromammiferi arboricoli come il quercino e il ghiro e animali del sottobosco: topo selvatico,  riccio, arvicola e il toporagno di Sicilia. E  ancora nella Riserva si può assistere  allo spettacolo  della migrazione di uccelli in transito nello Stretto di Messina, quali i falchi pecchiaioli. Tra la fitta vegetazione prolifano rapaci come il falco pellegrino, la poiana, il nibbio e il gheppio. Da non dimenticare le numerose miniere dalle quali si estraeva schelite, tungsteno, oro e argento, che fino agli anni 50-60 erano in funzione e diedero impulso notevole all’economia fiumedinisana e dei paesi vicini. Fiumedinisi da visitare, una volta Nisa, adagiato nella valle del Nisi a pochi metri dall’omonimo fiume. Le origini del paese si fanno risalire al 600 a.C. A Nisa, si racconta, venne Faone di Lesbo nel 595 a.C., amante della poetessa Saffo che, disperata, morì suicida perché Faone non fece più ritorno. In questo stupendo e incontaminato lembo di Terra Sicilia, l’uomo si riconcilia con la Natura. Per provare forti emozioni basta chiudere gli occhi e eespirare l’aria frizzante, sentire i profumi, il cinquettare degli uccelli, il brusio del vento tra gli alberi secolari, i gemiti di Saffo e Faone, il vociare dei bambini e dei cavalieri d’armi d’un tempo lontano. E farsi cullare dallo scorrere ”silenzioso” delle acque leggendarie del Nisi.

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