Messina. Minacce al commissario straordinario al Comune Luigi Croce

MESSINA – E’ stata recapitata al Comune e indirizzata al commissario straordinario, Luigi Croce, una lettera minatoria con riferimenti all’attività gestionale dell’Amministrazione comunale.
Il commissario Croce ha subito inoltrato ai Carabinieri denuncia contro ignoti ed ha stigmatizzato l’episodio definendolo increscioso. “Bisogna – ha detto Croce – che tutti, forze sociali, imprenditoriali, sindacali e rappresentanze politiche, si rendano conto che la “barca” fa acqua; e se affonda, affondiamo tutti, per cui deve essere collettivo lo sforzo per tamponare falle e porre rimedi nell’interesse della città, ognuno per la sua parte e con il proprio contributo”. La lettera di minacce al Commissario Croce è un gesto vile e  ignobile: siamo al suo fianco e lo rimarremo con sincera gratitudine, così Vincenzo Garofalo Coordinatore comunale del  Pdl.  Il partito democratico, in  tutte le sue componenti- dichiara il segretario cittadino Giuseppe Grioli- si  schiera senza riserve accanto al commissario nella difficile operazione verità che sta conducendo. Siamo vicini al dott. Luigi Croce e rammaricati per le minacce- dice Gianpiero D’Alia, capogruppo al Senato e segretario regionale dell’Udc. “Non sarà una lettera minatoria a fermare l’opera di buona amministrazione che, finalmente, è ripresa al comune di Messina, così  il deputato nazionale del partito Democratico Francantonio Genovese. E ancora solidarietà e sostegno a Croce anche dai segretari generali di CGIL, CISL e UIL, Lillo Oceano, Tonino Genovese e Costantino Amato i quali scrivono che la fermezza del dott. Croce rappresenta un baluardo a difesa delle istituzioni. Quindi il presidente di Confindustria Messina Ivo Blandina annuncia che, gli organi di vertice dell’Associazione, convocati per il 3 ottobre, assumeranno una posizione forte a sostegno del rigore e della legalità che caratterizzano, fin dai primi atti, l’operato del Commissario.”

 Croce ha guidato la procura di Messina, a partire dal ’92, per dieci anni, quelli delle inchieste sul cosiddetto “verminaio” che accese un faro sulle commistioni tra criminalità organizzata e società civile. Aveva lasciato Messina alla volta di Palermo dove ha ricoperto la carica di procuratore generale.

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