Scaletta Zanclea. La vicenda sulla contesa del laboratorio d’analisi, altre due condanne

MESSINA – Il verdetto sul giudizio di primo grado dell’operazione “Fire”, sulla contesa del laboratorio d’analisi di Scaletta Zanclea “La Diagnostica”, si completa con la sentenza che vedeva alla sbarra Giuseppe Marchiafava e Nunzio De Salvo. Al termine dell’udienza celebrata con il rito ordinario, la I sezione penale del Tribunale di Messina ha condannato il primo, funzionario di pubblica sicurezza che era in servizio al commissariato Messina Sud, a 3 anni e 6 mesi di reclusione, interdizione dei pubblici uffici per 5 anni, risarcimento delle parti civili e pagamento delle spese processuali. Riconosciuto colpevole di abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio, è stato assolto dall’accusa di tentata estorsione in concorso (“per non aver commesso il fatto”). A De Salvo inflitti 2 anni e 6 mesi. Deve anche far fronte al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere. Anche quest’imputato assolto con la stessa formula dall’accusa di concorso in tentata estorsione. Il collegio, inoltre, ha rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare applicata a De Salvo. Le condanne si aggiungono a quelle decise dal gup Daria Orlando nell’aprile 2011 nei confronti del dipendente della Regione Siciliana Massimo Spinella (3 anni e 8 mesi), del tecnico di laboratorio Antonino Spinella (2 anni, pena sospesa) e l’operaio Giuseppe Vecchio (3 anni e 4 mesi).
I cinque furono arrestati il 5 agosto 2010 dai carabinieri, al culmine di un’inchiesta condotta dal pm Stefano Ammendola. Il gruppo avrebbe organizzato attività illecite per impossessarsi del laboratorio, cercando di costringere due socie della ditta che gestiva il centro clinico a cedere le quote a Massimo Spinella, estromesso dall’impresa. Avrebbe incendiato parte del palazzo dove si trova il laboratorio, le auto di alcuni dipendenti e congiunti, fatto telefonate anonime minacciose e presentato un esposto anonimo al commissariato Messina Sud contro la struttura, accusando i dipendenti di commettere reati all’interno della stessa. L’indagine fu avviata nel marzo 2010, dopo l’incendio dell’auto del fratello di una delle impiegate del laboratorio scalettese.

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