Messina. Definanziamento Ponte, il grido di quattro consiglieri comunali: ”Un altro scippo ai danni della città”

MESSINA – “Un altro scippo, l’ultimo di una lunga serie, alla città”. Così i consiglieri comunali PD Giorgio Caprì, Nicola Barbalace, Daniele Zuccarello e Tanino Caliò commentano la decisione del Cipe di dirottare altrove le somme destinate alla realizzazione del ponte sullo Stretto.

“Per quarant’anni a Messina è stata sottratta qualsiasi ipotesi di sviluppo perché tutto è stato visto in funzione del ponte -puntualizzano Caprì, Barbalace, Zuccarello e Caliò. Il risultato è che quest’opera, che avrebbe dovuto portare benessere e sviluppo, adesso non si farà più. Ma chi ripagherà la città delle occasioni perdute? Prendiamo atto del definanziamento del ponte, ma il Cipe non può pensare di dirottare altrove le somme previste per la costruzione della megastruttura. Qui c’è molto da fare e quel finanziamento deve essere speso per Messina. Giusto per fare un paio di esempi, ci sono un affaccio a mare da recuperare e restituire alla città ed una stazione ferroviaria da spostare a Gazzi per liberare un’area enorme e sottoutilizzata, che è ostaggio delle Ferrovie dello Stato da oltre un secolo. Tutti progetti che creerebbero benessere ed occupazione e rimetterebbero in moto un’economia da troppo tempo al collasso. Quella del Cipe è l’ennesima decisione che la città subisce dall’alto, senza essere stata interpellata. Su un fatto del genere, un confronto diretto con il territorio è il minimo che ci si possa aspettare. A meno che non si voglia considerare Messina come una colonia e nient’altro”.

Per Caprì, Barbalace, Zuccarello e Caliò il definanziamento dell’opera è uno schiaffo al futuro della città, alle migliaia di giovani che ogni anno sono costretti a lasciarla perché non ci sono prospettive di lavoro basate sul merito, alle imprese sane che sono strozzate da carichi finanziari insopportabili imposti dagli istituti di credito. “Monti ha ricevuto l’incarico di attuare le più pesanti ed impopolari misure che il Paese, i lavoratori, i giovani, le imprese ed i pensionati abbiano mai sopportato -dichiarano- ed in cambio ottenuto la poltrona di senatore a vita. In questo scambio, i partiti si sono fatti carico di sostenerlo, abdicando definitivamente al proprio ruolo, per la manifesta incapacità di creare condizioni serie e reali di cambiamento e sviluppo e l’enfasi propagandistica delle annunciate liberalizzazioni rischia di trasformarsi in becero populismo”.

E a proposito di liberalizzazioni, Caprì, Barbalace, Zuccarello e Caliò puntano il dito contro il presidente della Regione Lombardo che nel proprio programma elettorale aveva inserito la questione delle accise sul petrolio. “Petrolio che produciamo qui in Sicilia – puntualizzano- senza che l’Isola ne abbia alcun beneficio. Da quattro anni Lombardo nicchia su quest’argomento e non prende una posizione netta e chiara. Non possiamo accogliere con favore le dichiarazioni del presidente della Regione, che si limita a fare un’analisi fredda dell’attacco frontale che prima Berlusconi e adesso Monti hanno operato nei confronti della nostra terra.

Ci saremmo aspettati delle posizioni più dure, delle proteste più forti e che oggi più di prima facesse valere le ragioni e le prerogative di uno Statuto che consentirebbero alla Sicilia di giocare un ruolo davvero autonomo. Le dichiarazioni di Lombardo hanno il sapore amaro dell’inerzia politica con cui opera chi in questi anni ha sempre saputo in che direzione si sarebbe mossa la volontà dei manovratori e del naufragio del Corridoio 1 Berlino-Palermo ed oggi si limita a celebrarne il funerale. Ci chiediamo come possa il massimo vertice della nostra Regione sottovalutare la posizione strategica della Sicilia, posta al confine tra Sud Europa e Nord Africa, rispetto al flusso di beni e commerci proveniente da Oriente attraverso Suez: una vera e propria piattaforma logistica posta al centro del Mediterraneo, che dovrebbe tornare ad essere il nodo cruciale degli scambi commerciali.

Il tutto, all’interno delle cornice del rinnovamento democratico che coinvolge i Paesi africani e mediorientali e che apre sviluppi sconfinati e fino a poco tempo fa inimmaginabili alla partecipazione ed all’interazione di enti locali, imprese ed istituzioni dei paesi frontalieri. Siamo fermamente convinti che solo uno scatto d’orgoglio, che potrebbe partire proprio da Messina, fornirà il colpo d’ala necessario per mettersi alla testa di iniziative importanti che sono urgenti ed improcrastinabili, pena l’esclusione definitiva della nostra città e della Sicilia dai circuiti economici futuri”.

Leave a Response