Savoca. Servono altri 30 mila euro per rimettere nelle nicchie le mummie custodite nel convento dei Cappuccini

SAVOCA –  Dopo il restauro a cura della Soprintendenza di Messina, 17 delle 33 mummie custodite nel Convento dei Cappuccini di Savoca attendono di essere rimesse nelle apposite nicchie della cripta. Servono però altri 30mila euro che la Soprintendenza ha già richiesto, finora vanamente, all’Assessorato regionale ai Beni culturali. La vicenda è finita sul tavolo del presidente della Sezione jonica di Archeoclub d’Italia, Mimmo Costa, che ha scritto agli enti preposti per sollecitare la risoluzione del problema. «Ne va della piena fruizione di questa importante risorsa culturale, turistica e storica della Val d’Agrò e di tutto il comprensorio jonico», ha detto l’arch. Costa. In attesa di essere ricollocati,  gli scheletri sono stati deposti in casse di legno. L’effetto che si presenta davanti agli occhi dei visitatori non è certo lo stesso di quando erano collocate nelle nicchie e così alcuni tour operator hanno persino cancellato dai loro itinerari la visita alla cripta. Ecco perché occorre fare in fretta. La lettera di Archeoclub è stata anche indirizzata alla dott.ssa Daniela Sparacino, del Servizio Etno-antropologico della Soprintendenza ai Beni culturali di Messina, e a padre Luigi, Provinciale dell’Ordine dei Cappuccini, ente proprietario della chiesa e del Convento. «Le 17 mummie restaurate, sulle 33 esistenti – ha scritto l’arch. Costa nella lettera – rappresentano un patrimonio di inestimabile valore etno-antroplogico e storico-culturale unico nel suo genere nel versante orientale della Sicilia e si trovano allo stato attuale conservate in appositi sacchi protettivi di plastica trasparente deposte all’interno di casse in legno in attesa di essere collocate nelle proprie nicchie». Ma c’è stata una dimenticanza tra i destinatari della missiva. Non risulta infatti l’Assessorato regionale ai Beni culturali, che è proprio l’ente che può sbloccare la situazione, finanziando gli interventi necessari per rimettere in piedi le mummie.
La cripta sottostante il convento dei  Cappuccini di Savoca è stata costruita agli inizi del ‘600. Al suo interno sono  custodite 33 mummie. La prima risale al 1776, del nobile Pietro Salvadore, e l’ultima al 1876, quella di Giuseppe Trischitta. Gli scheletri sono di persone appartenenti all’aristocrazia di Savoca, nobili patrizi, avvocati, preti, monaci, abati, medici, poeti, magistrati e tre bambini. Le mummie, alla fine del processo di imbalsamazione, venivano rivestite  di eleganti abiti.  Per il  processo di mummifazione occorrevano circa sessanta giorni. La salma veniva immersa per due giorni in acqua con  aggiunta di sale e aceto. Dopo aver atteso lo scolamento delle viscere, veniva portata nella cripta, dove avveniva, grazie alle correnti d’aria proprie dell’ambiente, l’essicazione naturale. Ottenuta la mummia, la si rivestiva dei suoi abiti e messa in mostra solennemente all’interno della cripta.

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