Messina. Arrestato il direttore generale dell’Atm e altri 4 dirigenti, ipotesi di reato truffa aggravata ai danni dell’Azienda. Altri diciasette dipendenti sono indagati

MESSINA – Nella mattinata di oggi, a conclusione di un’articolata attività investigativa avviata nel 2008, personale del Nucleo investigativo e del Nucleo Radiomobile del Reparto operativo del Comando provinciale di Messina ha dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di 5 tra dirigenti e funzionari dell’Atm (Azienda trasporti Messina) che gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo peloritano, i quali sono stati posti agli arresti domiciliari. A finire nei guai Claudio Conte, 55 anni, direttore generale; Salvatore Orlando, 59 anni, responsabile esercizio gommato; Giuseppe Lasmpi, 47 anni, responsabile Ufficio Ced paghe; Francesco Lisa, 57 ann, coordinatore di esercizio; Bartolo Enea, 50 anni, coordinatore di esercizio. Ai cinque, ai quali vengono contestate una serie di ipotesi di reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e di truffa in danno di un ente pubblico, sono stati in particolare ritenuti responsabili, a vario titolo: di avere indotto in errore la Regione Siciliana affinché erogasse all’Atm, in misura superiore al dovuto, un contributo pubblico, denominato “contributo d’esercizio” e quantificato in proporzione della percorrenza annuale chilometrica effettuata; di aver indotto in errore l’Agenzia delle Dogane, ottenendo così un rimborso maggiorato dell’accisa sul carburante consumato, quantificato in proporzione della percorrenza annuale chilometrica falsamente attestata.
Dalle complesse attività investigative svolte dai carabinieri di Messina e dirette dalla Procura della Repubblica, è emerso che, in entrambi i casi, nel periodo 2003-2007 oggetto degli accertamenti,  l’ingiusto profitto, così procurato all’Azienda, sarebbe stato utilizzato al fine di pagare alla maggioranza dei dipendenti una serie di emolumenti aggiuntivi, ovvero un numero spropositato di ore di straordinario e l’indennità mensile denominata “premio corse”, in quest’ultimo caso pur senza aver raggiunto in molte circostanze la percentuale di corse effettive rispetto a quelle previste necessaria per averne titolo; si sarebbe ricorsi ad artifizi e raggiri, tra cui la trasmissione di consuntivi chilometrici gonfiati, l’indicazione della lunghezza di alcune corse in misura superiore a quella reale, la contabilizzazione di corse previste ma non effettuate, l’omissione della riparazione dei contachilometri di diversi mezzi e la conseguente attestazione dell’impossibilità di quantificare con esattezza le percorrenze effettive a causa del mancato funzionamento dei predetti contachilometri e dell’impossibilità di ripararli. Nel medesimo procedimento risultano altresì indagate, in stato di libertà, anche altre 17 persone, che prestano o hanno prestato lavoro alle dipendenze dell’ATM. Del resto, l’articolata dinamica fraudolenta emersa dalle indagini, per come è apparsa strutturata, ha verosimilmente richiesto la cooperazione di un rilevante numero di dipendenti dell’azienda. Ad alcuni degli indagati viene inoltre contestata un’ulteriore ipotesi di truffa, concretizzatasi nella falsa attestazione della propria presenza sul luogo di lavoro e nella conseguente indebita percezione degli emolumenti corrisposti in ordine ai periodi in questione.

Intanto, sul ”caso” Atm l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Pier Carmelo Russo, ha disposto l’immediato avvio di attività ispettive sull’azienda, finalizzate alla costituzione di parte civile nell’eventuale processo ai presunti responsabili di truffa ai danni della Regione siciliana

 

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