Escluso dalla Regione il progetto per un ”Laboratorio siciliano di archeo-zoologia” da realizzare a Fiumedinisi. La delusione dello studioso prof. Villari

L’assessorato regionale ai Beni culturali ha escluso dal bando Por-Fsr 2007-2013, il progetto per la realizzazione di un “Laboratorio siciliano di archeo-zoologia” che avrebbe dovuto sorgere nella Valle del Nisi. L’esclusione è dovuta in quanto “non è chiaro chi sia il cofinanziatore e non si comprende chi sia il promotore e l’organizzatore laddove viene specificato che al termine dei 5 anni diviene di proprietà della Regione”. Sulla vicenda, adesso interviene il prof. Pietro Villari, di Roccalumera ma che da svariati anni vive in Olanda. Studioso conosciuto e apprezzato a livello internazionale, Villari ha preso parte a scavi e ricerche in cinque Continenti. Lo studioso ci ha fatto pervenire dall’Olandauna lunga nota che pubblichiamo integralmente:
” Desidero esprimere il mio vivo stupore nell’apprendere le dichiarazioni del direttore generale dell’Assessorato Regionale BB.CC.AA. e dell’Identita’ Siciliana, architetto Gesualdo Campo, espresse a proposito della esclusione del bando POR-FESR 2007-2013, del progetto di istituzione di un Laboratorio Siciliano di Archeozoologia a Fiumedinisi. Tali dichiarazioni sono state rese pubbliche in un articolo a firma di Luigi D’Amico apparso sulla Gazzetta del Sud del 28/10/2011, cronaca di Messina, pag. 26, dal titolo: “Quando la burocrazia ci deruba del futuro”.
Riporto testualmente:
(il progetto sarebbe stato dichiarato “inammissibile” in quanto) “non e’ chiaro chi sia il cofinanziatore e non si comprende chi sia il promotore e l’organizzatore laddove viene specificato che al termine dei 5 anni diviene di proprieta’ dell’Amministrazione”.
Ebbene, l’ente promotore e organizzatore avrebbe dovuto essere la Soprintendenza di Messina, che ha redatto il progetto. Essa e’ un organo periferico dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e Ambientali e dell’Identita’ Siciliana diretto dallo stesso arch. Campo, mentre il co-finanziatore sarebbe stato il sottoscritto, incautamente mosso dal profondo affetto che lo lega alla terra dei suoi avi.
Ecco in breve la vicenda, purtroppo “alla siciliana”, mutuando l’espressione dal gergo giornalistico nazionale. Avevo presentato una bozza del progetto concernente la istituzione a Fiumedinisi del Laboratorio Siciliano di Archeozoologia, co-finanziandolo con il mio lavoro gratuito e/o con la cessione gratuita delle mie collezioni osteologiche e malacologiche, tra le piu’ importanti in Europa e ben note agli specialisti del settore. Queste collezioni sono strumenti indispensabili per l’attivita’ di ricerca archeozoologica. Avrei anche donato, anch’esso a titolo di co-finanziamento, la mia biblioteca specialistica e lo strumentario di studio e di scavo bio-archeologico. Al termine di cinque anni tutte le attrezzature del laboratorio sarebbero divenute di proprieta’ regionale, ferma restando la loro stabile collocazione in Fiumedinisi.
La bozza del progetto era contenuta in oltre quaranta cartelle, assieme ad una lettera propositiva di collaborazione scientifica indirizzata al Soprintendente ai BB.CC. e AA. di Messina, arch. Salvatore Scuto, al quale furono consegnate nel corso dell’incontro che avemmo lo scorso anno nei primi giorni del suo insediamento a Messina. La mia proposta venne accolta con molto entusiasmo, tanto che detta Soprintendenza la fece propria. Fu lo stesso soprintendente che lavoro’ personalmente sulla bozza del progetto, adeguandola nei termini richiesti dalla regolamentazione europea per attingere ai fondi comunitari, trasmettendolo quindi all’Assessorato Regionale BB.CC.AA.
Non ho mai ricevuta o semplicemente visionata copia di tale progetto, e non conosco quali modifiche siano state apportate, anche perche’ garantito da quella professionalita’ che chiunque deve presumere, bona fide, in un soprintendente che le effettua di proprio pugno.
La dichiarazione del Direttore Generale arch. Campo riportata dalla Gazzetta del Sud, stupisce in quanto rende pubbliche presunte gravissime carenze professionali dei massimi dirigenti dell’Assessorato da egli diretto, a gestire non solo la realizzazione, ma persino la progettazione di un’opera di importanza fondamentale per il futuro della ricerca archeologica siciliana, dalle ricadute straordinariamente benefiche per l’occupazione nell’intera fascia ionica del Messinese. E’ per me incomprensibile come uno dei massimi dirigenti della Regione Siciliana possa tentare di cancellare la gravita’ della vicenda concludendo, come in una commedia grottesca, che il progetto sarebbe stato dichiarato inammissibile con “motivazioni di natura regolamentare europea e burocratico-regionale, a tutela del contribuente siciliano su cui ricadrebbero gli errori dell’amministrazione”.
Quando nel dicembre dello scorso anno avevo appreso che la documentazione inviata dal Soprintendente era felicemente giunta a Palermo presso il competente Assessorato diretto dall’arch. Campo, mi ero premurato di accertarmi della situazione. Temevo che qualcuno potesse porre i soliti “bastoni fra le ruote” e avevo dichiarato la mia completa disponibilita’ a risolverli. Incontrai alcune volte l’arch. Campo nel suo ufficio ove, anch’egli molto gentilmente, mi dichiaro’ la sua netta sensazione che non vi sarebbero stati problemi per il finanziamento, cosi’ come molte volte espresso dall’arch. Scuto anche tramite terza persona.
 
Nel Laboratorio di Fiumedinisi, che avrebbe costituito una entita’ d’avanguardia nel campo della ricerca internazionale bioarcheologica, sarebbero stati tra l’altro svolti studi paleogenetici al fine di ricreare e reinserire in aree della locale Riserva Orientata il cervo siciliano, estinto, un tempo abbondante nella zona come dimostrano i resti rinvenuti dallo scrivente in diversi siti archeologici proprio in territorio di Fiumedinisi. Il personale, gli associati e gli studenti del Laboratorio avrebbero condotto scavi archeologici a costo zero per la Regione Siciliana, indirizzati anche al recupero dei dati bioarcheologici fondamentali per l’istituzione di aree di rimboschimento tematico nella Riserva (ad esempio foreste della tarda preistoria, dell’eta’ greca, ecc.e fauna associata). Il progetto avrebbe avuto un forte impatto positivo sopratutto sullo sviluppo occupazionale nell’intera fascia ionica peloritana.

Come ho sopra accennato, avevo sottoscritto di essere disposto a donare le mie importanti collezioni, la mia bibblioteca, le mie attrezzature per la ricerca e lo studio, di lavorare gratuitamente per cinque anni alla direzione del laboratorio, mettendo a disposizione la mia professionalita’ formata anche in decenni di scavi, studi e ricerche in ben cinque continenti. Vi avrei continuato le mie ricerche coadiuvato gratuitamente da eminenti colleghi bioarcheologi appartenenti a varie istituzioni internazionali.  Inoltre, essendo in contatto con diverse fondazioni internazionali avrei potuto chiedere finanziamenti privati mirati ad aiutare la ricerca scientifica a Fiumedinisi, ed altri progetti tra i quali un polo artigianale per la riproduzione di alta qualita’ di ceramiche di eta’ preistorica, greca e medievale sia per l’attivita’ di ricerca sperimentale e sia da destinare al mercato turistico collegato al tour culturale dell’Isola.
In realta’, cio’ che e’ purtroppo accaduto e’ che la fascia ionica della Provincia di Messina viene ancora una volta impunemente pesantemente penalizzata, eliminando uno dei pochi  progetti veramente innovativi presentati per accedere ai fondi comunitari, e rifiutando di fatto una importante donazione scientifica. Per di piu’, cio’avviene per mano degli stessi amministratori, ovvero di quei dirigenti dell’Assessorato ai BB.CC.AA. e dell’Identita’ Siciliana che si erano assunti l’onere e quindi la responsabilita’ della corretta compilazione del progetto e comunque fare di tutto per non perdere questa opportunita’. 
Nella impensabile ipotesi che questa vicenda fosse accaduta in Olanda (che ha le stesse dimensioni della Sicilia) ove vivo da oltre quindici anni, i lesi diritti della popolazione sarebbero stati immediatamente oggetto dell’intervento tempestivo dei competenti organi di controllo, causando quanto meno la destituzione dal ruolo dei dirigenti ritenuti incapaci e la degna riconsiderazione del progetto da parte della classe politica e burocratica.
Appresa la situazione, il 10 Settembre del corrente anno il Prof. L. Bartosiewicz nella qualita’ di Presidente dell’International Council of Archaeozoology (ICAZ), la piu’ consistente associazione internazionale di bioarcheologia ed in generale una delle piu’note in ambito archeologico, ha inviato al Governatore della Sicilia, on.le Raffaele Lombardo e all’Assessorato Regionale ai BB.CC.AA. e dell’Identita’ Siciliana una lettera-appello ove descrive la straordinaria importanza del progetto e lo invita ad appoggiare la mia iniziativa garantendo l’assistenza scientifica della comunita’ bioarcheologica internazionale. L’ICAZ conta oltre settecento iscritti tra istituti universitari e ricercatori internazionali di alto livello specialistico. Allego anche una traduzione in italiano essendo la lettera redatta in lingua Inglese.
Che io sappia, a questa lettera che costituisce non solo un accorato appello ma anche una straordinaria offerta di assistenza scientifica di massimo livello alla Sicilia, ad oggi il Governatore non ha inviato alcuna risposta.
Nonostante quanto incredibilmente accaduto non mi tiro indietro, e sono disponibile a collaborare con i dirigenti della classe politica Messinese per trovare assieme una soluzione per la istituzione del Laboratorio Siciliano di Archeozoologia. Sarebbe imperdonabile, per tutti noi mancare dal portare a compimento questo ed altri progetti, per il futuro della nostra Provincia in un sempre piu’ drammatico momento di crisi internazionale”.

 

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