Occupazione a Messina e in provincia, Confartigianato: si sono persi 13 mila posti di lavoro soprattutto nell’edilizia

MESSINA –  Messina e la provincia sono in ginocchio, le prospettive di ripresa neanche si intravedono, a pagare per una crisi evidente sono soprattutto i giovani. Il rapporto di Confartigianato ha detto che la provincia dello Stretto è penultima in Italia per offerta di lavoro ai giovani. Basterebbe questo. Ma sulle cifre di Confartigianato si innesta l’analisi del segretario provinciale della Cgil, Lillo Oceano, che supporta le sue tesi con ulteriori dati, tutt’altro che rassicuranti. «Nel nostro territorio la crisi ha coinvolto per primo un settore “sentinella” come quello delle costruzioni, colpito dal crollo nella realizzazione di opere pubbliche per infrastrutture e, nel settore dell’edilizia, dal venir meno di capitali per investimenti da parte dei privati. Successivamente – continua Oceano – sono stati intaccati i settori dell’industria e dei servizi, in quest’ultimo sia sul versante dei dipendenti che delle aziende, che nella prima fase hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali ma che con il perdurare della crisi tendono a espellere manodopera dai processi produttivi o addirittura a cessare l’attività. Un discorso a parte merita poi la condizione dei giovani e delle donne. Se la crisi finanziaria prima e quella produttiva poi hanno determinato un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali e il licenziamento di molti lavoratori, nel caso di giovani e donne i cui rapporti di lavoro sono più spesso caratterizzati da forte precarietà, l’espulsione dal lavoro è avvenuta per mancato rinnovo dei contratti via via che questi giungevano a scadenza, senza alcuna possibilità di trovare un’altra opportunità occupazionale. Così nella provincia di Messina – come nell’intero Mezzogiorno – si è registrata una forte emorragia di posti di lavoro tra queste categorie più deboli. Emorragia silenziosa senza vertenze, scioperi, titoli di giornali. Frutto della quasi assoluta assenza di diritti per le tipologie contrattuali precarie e della solitudine cui sono condannati migliaia di giovani donne e uomini. Nel caso delle donne la precarietà dell’occupazione è una caratteristica che non si limita alle sole fasce giovanili». Cifre alla mano rispetto al 2007, anno prima della crisi, nella provincia di Messina si sono persi 13 mila posti di lavoro, il tasso di occupazione è sceso dal 37,2% del 2007 al 34,8%; i disoccupati sono cresciuti di 7 mila unità, passando, per il medesimo periodo, dal 10,4% al 13,5%. Il fenomeno nuovo è la crescita degli inattivi – cioè di coloro che non hanno un lavoro né lo cercano spesso per scoraggiamento, la rinuncia a cercarlo per la pratica impossibilità di trovarne uno – la categoria è cresciuta dal 2007 al 2010 di 10 mila unità, passando dal 58,4% al 59,8%. Questi i dati generali. Se passiamo, però, ad un’analisi più attenta vediamo come in realtà il tasso di occupazione sia addirittura cresciuto nella fascia di età tra 55 e 64 anni (dal 33,2% al 38, 5%) mentre diminuisce ben più della media provinciale nella fascia tra 25 e 34 anni (dal 55,1% al 44,4%). Discorso analogo per il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni che aumenta del 6%. Gravemente penalizzata è anche la condizione femminile. Il tasso di disoccupazione delle donne nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni è cresciuto sempre tra il 2007 e il 2010 dell’11% contro il 3% dei maschi.

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