Rapporto della Uil sulla cassa integrazione: dati allarmanti per la provincia di Messina

MESSINA – Sono allarmati i dati forniti dal 33° rapporto della UIL sulla cassa integrazione guadagni. Con un totale di 83,5 milioni di ore autorizzate in tutto il Paese dalle aziende, le richieste di cassa integrazione di settembre hanno subito un aumento del 47,2% rispetto ad agosto, mese in cui si registra abitualmente una diminuzione delle ore richieste. L’aumento del mese di settembre rispetto al precedente mostra un Mezzogiorno più sofferente con un incremento dell’80,8%, e una Sicilia in agonia con un incremento del 262,8% delle ore autorizzate.
Stesso panorama desolante si ha per la nostra provincia. Nel solo mese di settembre a Messina sono state 425.958 le ore di cassa integrazione autorizzate, delle quali 18.972 di ordinaria, 262.887 di straordinaria e 144.099 in deroga (con una incidenza del 33.8%). Un aumento esponenziale se si considera che nello stesso mese dell’anno scorso le ore di cassa integrazione autorizzate erano state 113.614, di cui 60.664 di straordinaria e 52.950 in deroga. In sostanza un aumento del 274,9%. Un incremento che ha colpito in particolare in settore industriale con 222.677 ore di cassa integrazione  autorizzate, seguito dal commercio con 174.404 e dall’edilizia con 28.877. “I dati sulla cassa integrazione – spiega Costantino Amato, segretario generale della CSP UIL Messina – se analizzati nell’ultimo quinquennio forniscono una drammatica fotografia di quelli che sono stati gli effetti della crisi sull’economia siciliana. Basti pensare che le ore autorizzate di cassa integrazione in Sicilia sono passate dai 5.973.402 di gennaio-settembre 2007 ai 17.459.332 di gennaio settembre 2011.”
“Questi dati – ribadisce il segretario generale della UIL di Messina – sottolineano come la cassa integrazione non sia più un elemento straordinario del nostro sistema produttivo ma un elemento strutturale e funzionale a garantire la stessa sopravvivenza delle aziende.  Purtroppo – aggiunge Amato – le previsioni per i prossimi mesi non sono positive: continua la crisi e si fa più serio il rischio di nuovi licenziamenti. Ecco perché è necessario intervenire evitando a tutti i costi la perdita di altri posti di lavoro e garantendo le risorse necessarie per dare certezze alle imprese, e quindi ai lavoratori, anche per il 2012, attraverso il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. Ovviamente non si può pensare che questa sia la soluzione “sine die”. E’ infatti necessario che le imprese investano nel credito d’imposta e nel contratto di apprendistato, buoni strumenti per nuova e nuova occupazione. Meno costi in cambio di  nuova occupazione”.

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