Messina. Chiedevano ”tangenti-antisciopero” al datore di lavoro, tre sindacalisti indagati per estorsione

MESSINA – Si sarebbero fatti dare i soldi dal titolare dell’azienda sfruttando il loro ruolo di sindacalisti all’interno della fabbrica. Una tangente mensile per riportare l’ordine in azienda e non far bloccare l’attività lavorativa. Il reato ipotizzato è grave, si tratta d’estorsione continuata in concorso. Sono tre i sindacalisti che risultano attualmente indagati dal sostituto procuratore Maria Pellegrino nell’ambito di un’inchiesta più ampia che da mesi è in corso sulle intimidazioni alla Società Cantieri Palumbo Spa della Zona falcata, e che ha visto una vasta attività di accertamento da parte della magistratura. Si tratta di Vincenzo Cambria, 44 anni; Leonardo Miraglia, 41 anni; Giovanni Schepis, 51 anni. Sono tutti messinesi, il primo è rappresentante sindacale della Cisl mentre gli altri due sono membri della Rsu. L’accusa formulata dal magistrato è di estorsione continuata in concorso perché Cambria, d’accordo con Miraglia e Schepis, attraverso minacce e pressioni psicologiche, avrebbe costretto l’amministratore unico dei cantieri, Antonio Palumbo, a versare periodicamente somme di denaro per evitare il blocco dell’attività dei cantieri navali. In pratica ”tangenti-antisciopero”.
 

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