Corridoi ecologici dell’Agrò, incertezze e tanti dubbi sul futuro

Milioni di euro che rischiano di andare in fumo. E non solo in senso metaforico. L’incendio propagatosi dall’area dell’ex Stat a S. Teresa di Riva è solo la prima avvisaglia di un’estate che si preannuncia ad alto rischio per i corridoi ecologici del torrente Agrò. Solo grazie all’intervento dei vigili del fuoco e dei volontari della Protezione civile, che hanno primo circoscritto e poi spento le fiamme, il “polmone verde” inaugurato nel 2008 è stato risparmiato dal rogo riportando danni solo marginali. Qualche Comune, come Savoca, è corso ai ripari ripulendo l’area di propria competenza; altri, come S. Alessio, lo faranno presto; altri ancora, invece, tardano ad intervenire e forse non ne hanno né l’intenzione né le risorse economiche per farlo. Il risultato è sotto gli occhi tutti: erbacce secche infestano gran parte dei nove chilometri del percorso pedo-ciclabile, gli alberi piantumati sulla sponda del torrente rimangono senz’acqua e senza manutenzione. Molti sono già seccati. Un quadro disarmante che segna inequivocabilmente l’ennesima sconfitta della politica locale, incapace di gestire una delle migliori opere pubbliche realizzate negli ultimi anni. Anche l’Unione dei Comuni delle Valli Joniche, che finora aveva curato, anche se a singhiozzo, la manutenzione dell’area, sembra aver alzato bandiera bianca. Qualche mese fa, con una spesa di 17mila euro, l’ente sovracomunale aveva disposto un intervento di pulizia. Oggi le erbacce sono ricresciute e il neo presidente Gianni Miasi non ne vuole più sapere. “I corridoi non sono di competenza dell’Unione – taglia corto – quello che faremo sarà mettere a disposizione dei Comuni delle “ore-lavoro” assumendo dei disoccupati. Ogni ente potrà decidere come utilizzare questo personale. Ma, lo ripeto, non possiamo garantire direttamente la manutenzione”. Un cambio di indirizzo rispetto a quanto discusso negli ultimi mesi dal Consiglio della stessa Unione. Gli amministratori della Val d’Agrò dovranno prenderne atto. In gioco c’è il futuro della struttura. E anche la loro credibilità.

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