Messina. Consulenze Ente porto, archiviazione per Carlo Mastroeni e Rosario Madaudo

MESSINA – Era stato lo stesso procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro, all’indomani dell’attività difensiva legata alla chiusura delle indagini preliminari, a chiedere all’ufficio Gip l’archiviazione dell’inchiesta. E il gip Giovanni De Marco dopo aver valutato tutte le argomentazioni di accusa e difesa, e soprattutto la normativa nazionale e regionale di riferimento, ha esitato nei giorni scorsi un decreto di archiviazione per i due ormai ex indagati che si sono succeduti ai vertici dell’Ente Porto in questi anni: l’ex commissario straordinario Carlo Mastroeni, avvocato ed ex consigliere provinciale, e l’attuale commissario ed ex presidente Rosario Madaudo.
Nella prima fase dell’inchiesta la procura aveva contestato sei ipotesi di reato, tutte per abuso d’ufficio e legate alle consulenze affidate in passato, dal 2006 e sino al 2008. Ma adesso il gip De Marco scrive che «… non avendosi certezza in ordine all’applicazione al caso di specie della normativa di cui al menzionato d.lv. 165/01 e risultando estranea alla fattispecie penale contestata qualunque valutazione di opportunità e convenienza, l’accusa non nè sostenibile in giudizio».
Il “nocciolo” della questione è stato tutto giocato, in pratica, sulla qualificazione giuridica dell’Ente Porto, da cui discendevano ovviamente gli effetti sulle consulenze assegnate tra il 2006 e il 2008. E il gip De Marco dopo aver esaminato la materia, e soprattutto una nota della Regione Siciliana espressamente richiesta dal pubblico ministero e datata 31 marzo 2011, conclude che si tratta di un «ente pubblico economico», quindi il regime delle consulenze non deve ritenersi dettato dalla normativa prevista dal decreto legislativo n. 165/01, che era in sostanza la normativa di riferimento che adoperava l’accusa in un primo momento per ipotizzare l’abuso d’ufficio. Scrive ancora il gip che «… con decreto assessoriale del 17/7/2009 l’ente veniva escluso da quelli assoggettati alle norme della tesoreria unica regionale», ed ancora che «… nel lontano 1986, l’ufficio distrettuale delle imposte dirette riteneva l’ente in questione “ente pubblico economico”, e come tale assoggettabile a Irpeg e Ilor per il reddito d’impresa». C’è di più: il gip spiega anche che l’Ente Porto risulta iscritto alla Camera di Commercio nel registro delle imprese quale ente pubblico economico. Quindi i vertici amministrativi dell’Ente Porto avevano piena libertà operativa di affidamento delle consulenze.

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