Messina. “Investitura diretta del premier e ruolo del Parlamento”, tavola rotonda a Scienze politiche

MESSINA – Interessante e istruttivo confronto su Investitura diretta del premier e ruolo del Parlamento a Messina (Aula magna della Facoltà di Scienze Politiche) tra l’on. Genovese (Pd), il sen. D’Alia (Udc), l’on. Briguglio (Fli) e il sen. Nania (Pdli). La tavola Rotonda, introdotta dal Prof. Andrea Romano e coordinata  dal  prof. Alberto  Russo, è stata conclusa  dal prof. Giovanni  Moschella. Il tutto con occhio e mente a Roma dove le acque restano agitate dopo la fiducia al governo Berlusconi e la richiesta pressante di elezioni anticipate da parte  della Lega. Un appuntamento importante, quello organizzato dall’Università di Messina, che ha permesso ai numerosi studenti ed osservatori di percepire con chiarezza che vento spiri nei palazzi del potere che si apprestano ad affrontare un fine anno non privo di turbolenze dopo le ultime dichiarazioni del leader della Lega Bossi e di quello dell’Udc Casini. Il prof. Russo nella sua introduzione ha messo in evidenza come l’investitura diretta attraverso la designazione del capo della coalizione crei la percezione di una elezione diretta del premier e di conseguenza il rafforzamento del suo ruolo. Tutto questo, innegabilmente, provoca una delegittimazione dei meccanismi costituzionali e si assiste alla crisi del ruolo dei poteri neutri (Magistratura, Corte Costituzionale, Presidenti delle Camere). L’on. Francantonio Genovese nel suo argomentato intervento ha messo in evidenza come la Costituzione materiale ha di fatto soppiantato il testo costituzionale e questo comporta la necessità di creare degli antidoti alle derive autoritarie. I meccanismi elettorali sono concepiti in modo funzionale all’investitura diretta e occorrono meccanismi di preservazione e conservazione della democrazia L’elezione diretta del premier appare incongrua e occorre rafforzare, secondo l’esponente del Pd, il sistema parlamentare. Una riforma della Costituzione – ha affermato – è necessaria ma non deve alterare il bilanciamento dei poteri e soprattutto le modifiche non devono creare problemi maggiori di quelli che si vogliono eliminare. Per il sen. Giampiero D’Alia la legge elettorale del 2005 ha modificato sostanzialmente il sistema istituzionale del paese. Occorre creare un sistema di garanzie  che consolidi il principio dell’equilibrio dei poteri. Esistono infatti anomalie derivanti dal sistema elettorale e c’è bisogno di un progetto coerente per riscrivere la Costituzione senza alterare il sistema delle garanzie costituzionali. Per quanto riguarda, infine, il Polo della Nazione D’Alia ha tenuto a sottolinerare che si tratta né di un partito né di un “matrimonio”, ma di un progetto politico di ampio respiro. Subiito dopo l’on. Briguglio ha fatto alcune riflessioni sulla titolarità di fatto in capo al premier,  dominus della maggioranza parlamentare e  delle Camere. Si è poi soffermato sulla rete diffusa di interessi dell’attuale premier (televisione, stampa, editoria) ed ha sottolineare come non si possa sottacere sul conflitto di interessi esistente. L’esponente di Fli ha affermato che, a suo avviso, occorre limitare i poteri del premier, che sono tutt’altro che flebili, per attuare un  maggiore controllo dell’esecutivo. Ultimo intervento tra i politici quello dell’on. Nania che ha parlato della centralità della legge elettorale e della necessità di introdurre il sistema delle preferenze o le primarie. Nania si è poi soffermato sull’importanza dell’esercizio della sovranità popolare che si esaurisce al  momento del voto delegando le scelte ai parlamentari. La Prima Repubblica (bipolarismo senza alternanza) non ha negato la sovranità del popolo. Il presidenzialismo alla francese, secondo l’esponente del Pdl, appare maggiormente adeguato al sistema italiano e permette di tenere ben conto della scelta del corpo elettorale. Il prof. Moschella, nelle sue conclusioni, ha sottolineato come la Costituzione materiale delineata dalla attuale legge elettorale con indicazione del Premier, non ne sancisce la prevalenza sulla Costituzione formale ispirata una forma di governo di tipo parlamentare. Solo una revisione della Costituzione,  auspicabilmente integrata da una riforma dell’attuale sistema elettorale, può legittimare il passaggio da un modello di democrazia rappresentativa ad un modello di democrazia diretta.

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