Messina. Piano salute regionale, la Cgil: “Sì a razionalizzazione per migliorare il servizio”

MESSINA – “In un territorio che ha il primato dei viaggi della salute, è fondamentale razionalizzare la spesa ed eliminare gli sprechi, cancellando le logiche affaristiche e quelle clientelari e restituendo l’organizzazione sanitaria alla sua finalità di elezione: garantire la risposta ai bisogni di salute della popolazione”. Così il segretario generale della Cgil di Messina, Lillo Oceano, introduce l’analisi che il gruppo dirigente della Cgil provinciale, ha elaborato nel corso di una riunione sulla riforma in atto del sistema sanitario provinciale, una riforma che parte dal Piano regionale di rientro e dalla legge regionale di riforma varati dall’assessore regionale Massimo Russo e prosegue e con gli atti aziendali e le dotazioni organiche in fase di approvazione da parte di tutte le aziende sanitarie della provincia di Messina: Asp5, Azienda ospedaliera Piemonte-Papardo, Azienda ospedaliera Universitaria. “Le procedure in atto – osserva Oceano – stanno modificando l’assetto della sanità provinciale per come la conosciamo con gli obiettivi dichiarati della razionalizzazione e il risparmio. Obiettivi che se affrontati con mere logiche manageriali, trascurando le specificità del territorio, invece di migliorare la qualità delle prestazioni rischiano di peggiorarla”. Tre i punti fondamentali dell’analisi: migliorare la risposta di sanità coniugandola con la razionalizzazione della spesa che deve colpire gli sprechi e le rendite di posizione; potenziare l’assistenza sul territorio, la prevenzione, attraverso tempi più brevi per la diagnostica, l’investimento nell’eccellenza; pari dignità di Messina rispetto alle altre grandi città siciliane nella distribuzione di risorse e obiettivi.La Cgil di Messina rileva come nella bozza del Piano della salute, l’opera di razionalizzazione della sanità siciliana passi innanzitutto da una scelta: potenziare attraverso i Pta, i presidi territoriali di assistenza più prossimi ai cittadini, l’assistenza territoriale con la diagnostica, la prevenzione e anche i servizi di natura socio-assistenziale, e limitare il ricorso alle strutture ospedaliere solo ai casi acuti.

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