“Caso Messina”. Entro una decina di giorni il piccolo Antonio potrebbe tornare a casa. Il ministro Fazio auspica provvedimenti esemplari

MESSINA – “Spero che entro una decina di giorni al massimo il piccolo Antonio possa tornare a casa anche se la prognosi potrà essere sciolta non prima di un mese”. A dirlo è Ignazio Barberi, primario di Terapia intensiva neonatale del Policlinico di Messina, dove è ricoverato il piccolo Antonio Molonia, partorito, col cesareo, dalla 30enne Laura Salpietro, dopo che due ginecologi avevano litigato proprio sulle modalità del parto.
“La risonanza magnetica – ha spiegato Barberi – è solo uno dei tanti esami clinici ai quali viene sottoposto un soggetto che ha avuto una sofferenza perinatale. Bisogna aspettare con fiducia il decorso e l’evoluzione. Io sono comunque ottimista – ha aggiunto – e spero che entro una decina di giorni al massimo il piccolo possa tornare a casa”. Il primario è intervenuto anche sulle possibili conseguenze che potrebbe avere il bambino.
“Si deve considerare – ha spiegato – che la risonanza magnetica non è altro che un’istantanea che fotografa la funzionalità cerebrale in quel preciso momento. Non è quindi un accertamento dinamico che può far capire l’evoluzione dell’ischemia e per questo andrà ripetuto più volte a distanza di mesi. Anche in quest’ottica non ha assolutamente rilevanza parlare di una o due ischemie. Il bimbo ha avuto probabilmente carenze di ossigenazione per alcuni secondi, ma questo non vuol dire – ha concluso il medico – che abbiano provocato danni permanenti sulle funzionalità cerebrali”.
Intanto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, è tornato sul “caso Messina”, giudicando “inaccettabile” la lite avvenuta al Policlinico. Fazio ha chiesto “che vengano presi i provvedimenti più drastici possibile per dare un esempio”. “La buona sanità costa meno – ha poi aggiunto – perchè non ci sono altri interessi economici o politici che determinano sprechi. Esiste però una malasanità di tipo economico, forte delle commistioni di interessi privati dei medici”. Su questo, ha concluso il ministro, “dobbiamo agire con tolleranza zero”.

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