Messina, la massoneria e la città

di Giovanni Ardizzone*

Non so se si tratti di massoneria o di semplici consorterie o, ancora, gruppi di amici che occupano ¬ – chissà come – posizioni di potere, ma liquidare  le dichiarazioni del dott. Pecoraro, così come in precedenza fatto con quelle dell’Arcivescovo,  con una  superficialità e un’ arroganza che malcelano un evidente fastidio, è tipico di chi in questa città non vuole cambiare nulla e continuare a far finta che tutto vada bene. C’è un solo modo per smentire le dichiarazioni di un Arcivescovo e di un alto dirigente qual è il direttore generale del Policlinico universitario, ossia che Messina non è una città a forte presenza e infiltrazione massonica: tutti coloro che ricoprono incarichi di responsabilità in ogni settore, sia esso politico, istituzionale, amministrativo o universitario, dichiarino apertamente di essere o non essere massoni, tanto più che non hanno nulla da nascondere,  e, già che ci sono, di non fare uso di droghe.
So che quest’invito non troverà ascolto e chi lo ha formulato sarà giudicato come un visionario, non sarebbe d’altra parte la prima volta, ma sono fermamente convinto che chi fa politica o ricopre incarichi istituzionali o di alto profilo professionale, come i medici, sia meno uguale degli altri e deve essere al di sopra di ogni sospetto.
Insomma, la domanda che io pongo è: in questa città si assurge ai vertici delle categorie per meriti o per appartanenza a consorterie politiche o massoniche che siano? Anche chi si scandalizza di fronte alle dichiarazioni del dott. Pecoraro, una risposta in tal senso dovrebbe avere l’onestà intellettuale di fornirla.    
*deputato regionale

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