Taormina. C’è anche un mini appartamento a Spisone tra i beni del valore di 330 milioni di euro sequestrati a un imprenditore di Reggio Calabria

TAORMINA (Messina) – C’è anche un mini appartamento ubicato nella contrada a mare  ”Spisone” di Taormina tra i beni per un valore di 330 milioni di euro che sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza a un noto imprenditore di Reggio Calabria, ovvero il ”re dei videopoker”, legato, secondo gli investigatori, a vari esponenti della ‘ndrangheta reggina. Tra i beni sequestrati figurano complessivamente 260 unità immobiliari. L’operazione, denominata, ”Les Diables” è in corso e viene condotta dai finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, in coordinamento con lo Scico di Roma. Tra beni sequestrati anche quadri di Salvador Dalì (”Giulietta e Romeo”), Renato Guttuso (”Nudo femminile 1971″), Giorgio De Chirico (”Piazza d’Italia” e “Il burattino”), Migneco, Cascella, Ligabue. Tutte opere autentiche, che il “re dei videopoker” aveva appeso alle pareti della sua abitazione di Reggio Calabria e che gli sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza nel corso di un’operazione condotta all’alba di ieri. Tutti i dipinti sono stati portati in un caveau della Soprintendenza dei Beni archeologici della Calabria. Oltre ai dipinti, nel mirino delle Fiamme Gialle sono finiti circa 260 immobili, di cui 240 a Reggio Calabria ed il resto a Parigi, in Place Vendome, la celebre piazza su cui si affacciano i più famosi gioiellieri del mondo e il Ministero di Giustizia della Francia; una villa di ventisei stanze sull’Aventino, a Roma, mai abitata; appartamenti in via Ludovisi, ai Parioli, a Roma e poi a Milano e a Taormina. Complessivamente, il valore stimato dei beni sequestrati ammonta a oltre 330 milioni di euro. L’uomo, di 71 anni, detenuto a Vibo Valentia, è indicato dagli inquirenti come il “re dei videogiochi”, attività di noleggio che espletava in regime di monopolio attraverso la sua società, grazie ai rapporti che intratteneva, secondo gli inquirenti, con numerosi esponenti delle cosche della ‘ndrangheta di Reggio Calabria.

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