Scaletta, paura e tensione dopo l’ultimo smottamento verificatosi a Saponarà

SCALETTA – “Dire che siamo preoccupati è poco. In questo territorio vi sono delle zone ad alto rischio che vanno attenzionate con scrupolo attraverso immediati interventi di messa in sicurezza. Quanto registrato sabato pomeriggio a Saponarà ne è la prova…”. Sono le parole del sindaco di Scaletta Mario Briguglio, al termine della riunione nell’aula consiliare con l’ingegnere capo del Genio civile Gaetano Sciacca e l’ing. Bruno Manfré, capo della Protezione civile, all’indomani del cedimento del costone roccioso che ha riversato sul greto migliaia di metri cubi di terra. Sciacca e Manfré hanno assicurato il massimo impegno. Tra i cittadini, tuttavia, c’è parecchia apprensione. Soprattutto tra quelli che risiedono nelle case popolari che sorgono dirimpetto alla montagna franata, che sabato, poco dopo le 18, si sono riversati in strada. “Abbiamo sentito un boato – hanno spiegato – sembrava un terremoto. Siamo ripiombati nel panico”. Sul torrente erano in corso dei lavori, disposti dopo l’alluvione del primo ottobre scorso. Sono stati avviati accertamenti per comprendere se c’è un collegamento tra gli interventi e lo smottamento. “Non so se c’è una correlazione – spiega il sindaco – ma è chiaro che parliamo di un’area ad alto rischio”. A poche centinaia di metri dalla frana oltre alle case popolari sorgono anche l’asilo nido e le scuole elementari, trasferite in via cautelativa in altra sede dopo la tragedia dell’1 ottobre. Quel giorno il cielo era gonfio di nubi nere, quando si è scatenato l’inferno di acqua e fango. Sabato scorso, invece, c’era il sole cocente. La gente si chiede se è normale, in estate, una frana di quelle proporzioni. “E se lo stesso smottamento – è il coro unanime – fosse accaduto in autunno, in un pomeriggio di pioggia?”. “Tutto ciò – taglia corto il primo cittadino – sta solo a significare che il pericolo è costante”. Quel torrente l’1 ottobre si è trasformato in un fiume in piena che ha diviso in due il paese fino alla foce, poco distante dall’ufficio postale. Ha trascinato con sé detriti e melma. Questa volta l’enorme mole di terra ha solo “minacciato” l’acquedotto dell’Alcantara. Il sindaco adesso accelera per l’appalto del secondo lotto di lavori: “Ho già parlato con il capo del Dipartimento regionale della Protezione civile Pietro Lo Monaco – sottolinea – e posso dire che siamo sulla buona strada”. Ad avviso del capogruppo di minoranza al Comune, Gabriele Avigliani “l’accaduto testimonia che lo stato di allerta a Scaletta deve restare alto”.

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