S. Teresa. “Piano paesaggistico da rifare”, il Consiglio vota le osservazioni all’unanimità

Carmelo Caspanello

S. TERESA – “Il Piano paesaggistico, ambito 9, così com’è stato proposto, crea notevoli problemi alla collettività”.  Lo sostiene il Consiglio comunale di S. Teresa che ha approvato all’unanimità, nel corso dell’ultima seduta, convocata in sessione urgente, una serie di osservazioni. Il documento esitato dall’assemblea (erano assenti solo due consiglieri: Vittorio Chillemi di maggioranza ed Enzo Filoramo di  minoranza) è articolato in sei punti. Si parte dalla fascia costiera e dagli argini dei torrenti. “Ad esclusione delle attuali zone B, che risalgono a prima del 1985 – viene specificato – il nuovo strumento urbanistico non prevede alcuna zona di espansione, insediamenti o impianti produttivi e commerciali”. Il Consiglio chiede che “sia data la possibilità di realizzare opere pubbliche, infrastrutture e servizi considerando come zone B quelle esistenti al momento di adozione del piano e previsione dello strumento urbanistico”. Il civico consesso ha poi chiesto che “il territorio sia ristudiato, che sia rappresentato in scala adeguata, che i vincolo proposti siano chiari e inequivocabili e che sia possibile inserirli negli strumenti urbanistici”. Parte dei vincoli, insomma, definiti “troppo onerosi” e legati ad una cartografia in scala 1: 50.000, risalente agli anni 70, andrebbe rivista. Il Piano impone sul territorio “vincoli di in edificabilità assoluta”. Un Territorio, quello che va da Capo Scaletta a Capo S. Alessio – sostengono i consiglieri di S. Teresa – che di fatto costituisce una città lineare sulla costa, intervallata da aste fluviali, sul quale non è stato fatto uno studio approfondito, di ipotesi di recupero e tanto meno di sviluppo sostenibile”. Le foci dei torrenti Savoca e Agrò sono state poste a livello di “tutela 3”, dove per una fascia di 150 metri dai torrenti ed una profondità di 300 dalla battigia non è possibile realizzare alcun manufatto ad esclusione delle aree ricadenti nelle esistenti zone B. Il Consiglio ha chiesto di abolire il vincolo di tutela 3 “in modo da permettere la realizzazione di infrastrutture pubbliche funzionali all’abitato, opportunamente valutate ai sensi del Codice Urbani”. Contestualmente è stata chiesta “l’eliminazione della perimetrazione che, ad esclusione dei quartieri Cantidati e Torrevarata, definisce il centro storico.  “In realtà – viene specificato – si tratta di un tessuto urbanistico realizzato quasi nella sua totalità  dagli anni ’60 in poi e non possiede le caratteristiche di centro storico”.

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