S. Teresa. Domani la presentazione del documento della Cei “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”

S. TERESA DI RIVA – Domani nella parrocchia S. Famiglia di S. Teresa di Riva, alle 20.00, sarà presentato il documento della Conferenza episcopale italiana “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno” pubblicato il 21 febbraio scorso. Dopo i saluti del parroco don Massimo Briguglio, don Sergio Siracusano, direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, nella sua relazione indicherà la genesi, le motivazioni e le finalità della pubblicazione di questo importante documento che intende illuminare l’azione della Chiesa nel presente momento storico. Si tratta di un momento di riflessione  sul terzo documento che i vescovi italiani dedicano collettivamente ai problemi del Meridione d’Italia. Il testo è stato voluto dai Pastori “per intervenire in un dibattito che coinvolge tanti soggetti e ribadire la consapevolezza del dovere e della volontà della Chiesa di essere presente e solidale in ogni parte d’Italia” (n.1,) in vista dello sviluppo di tutto il Paese. Nel 1989 i vescovi scrivevano: “il Paese non crescerà se non insieme”. Il messaggio vale anche oggi e il documento parla del Mezzogiorno sempre tenendo presente la situazione generale dell’Italia, ricordando che il bene comune è molto più della somma del bene delle singole parti. Il documento della Cei, oltre a compiere una doverosa opera di denuncia dei mali del Mezzogiorno, intende soprattutto alimentare la speranza. Anche il tasso di natalità superiore alla media nazionale, compensando in parte il grave decifit demografico che l’Italia attraversa: è una risorsa che esprime fiducia verso il futuro e speranza nell’accoglienza della vita. In ogni caso le comunità ecclesiali devono avvertire l’urgenza di testimoniare l’attesa di novità per una speranza che guardi con fiducia al futuro. “Il cristiano non si rassegna mai alle dinamiche negative della storia: nutrendo la virtù della speranza, da sempre coltiva la consapevolezza che il cambiamento è possibile e che, perciò, anche la storia può e deve convertirsi e progredire”(n. 14).
 

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