Taormina. Emigrazione siciliana negli Usa, mostra fotografica nell’ex chiesa del Carmine

TAORMINA – La mostra fotografica “Sicilian Crossings to America and derived communities”, promossa dalla Rete dei musei siciliani dell’Emigrazione, in partnership con il Liceo Classico “E.Trimarchi” di S.Teresa di Riva, dopo l’inaugurazione di Ellis Island, la diffusione con numerosi eventi celebrati negli Stati Uniti e nella nostra Sicilia, giunge a Taormina, nella bellissima location della Ex Chiesa del Carmine, in occasione della Settimana della Cultura 2010, organizzata dall’assessore Mario D’Agostino.
I 120 pannelli si snodano attraverso tre sezioni che raccontano nella prima le cause dell’emigrazione, nella seconda i riti che precedono la partenza e nella terza l’impatto con l’America, il passaggio da Ellis Island e la vita delle comunità siciliane negli States.
Vengono descritte le cause strutturali dell’emigrazione siciliana negli Usa, che oltre nella crisi economica, sono da individuarsi nella vendita del cosiddetto sogno americano, che ha avuto come operatori tante persone comuni: barbieri, bottegai, levatrici, sacerdoti, che si attivarono, persino nei villaggi più sperduti, per diffondere la propaganda e reclutare clienti alle compagnie di navigazione. Da qui anche il lavoro degli usurai, delle banche italoamericane e di tutti coloro che concedevano prestiti per acquistare il biglietto. Quindi le valigie di cartone, i bauli, i carretti, i treni, gli adempimenti da compiere a Messina e Palermo, dalla visita medica, al saluto con il parroco, alle disposizioni per i parenti. Poi il viaggio e l’arrivo e il passaggio attraverso Ellis Island, l’isolotto delle lacrime. Tante storie di vita e la descrizione delle principali Little Italy a Manhattan, a Chicago e Rochester e la vita delle comunità siciliane negli USA attraverso l’associazionismo e le società di mutuo soccorso, che esprimono la cultura della solidarietà, che si sviluppa nelle zone costiere, e quella più chiusa, che nasce in particolare nelle zone interne, derivata da un’esperienza legata al latifondo, dove la mafia esercita un pesante controllo sociale.
La mostra è il risultato del capillare lavoro di ricerca svolto in tanti anni su tutto il territorio isolano dal Prof Marcello Saija, presidente della Rete dei musei siciliani dell’Emigrazione, Direttore Dipartimento Studi Politici Internazionali Università di Messina, dai suoi collaboratori, tra cui anche alcuni Istituti Superiori, come il Liceo Classico Trimarchi, diretto dal Prof. Rosario Calabrese, i cui alunni, nell’ambito delle attività organizzate dal Dipartimento di Storia, hanno svolto un’analisi del fenomeno dell’emigrazione transoceanica dalla riviera jonica, realizzato una ricerca di dati sul movimento della popolazione negli archivi comunali e nei registri AIRE, preparato tabelle statistiche e grafici e salvato testimonianze testuali e iconografiche, per ricostruire “le storie nella storia”, vicende personali,  familiari e collettive. Anche i flussi migratori dalla riviera ionica messinese, pur intrecciandosi con gli eventi di aranceti e limoneti, non risultano dipendenti solo dal ritmo ciclico delle crisi agrumarie, bensì dalle pressioni esogene degli agenti migratori e,  soprattutto da quella capillare diffusione della cultura migratoria che, specie in una zona costiera, qual è quella a ridosso del porto di Messina, non incontra, almeno nella stessa misura, le resistenze e i pregiudizi delle zone interne.
Dalla costa ionica messinese gli emigranti, fino ai primi anni ’20, partivano con i carretti alla volta di Messina, da dove, poi, prendevano un piroscafo per Napoli e da qui, cominciavano il grande salto transoceanico. A partire dai primi del ‘900, Messina attivava la linea diretta per le Americhe e le famiglie, prima impossibilitate ad accompagnare i partenti fino a Napoli, potevano adesso salutarli dal molo mentre il piroscafo iniziava il viaggio.
Negli anni ’20 viene costruita la linea ferrata da Catania a Messina e le partenze degli emigranti avvenivano alla stazione di S.Teresa di Riva. Prima di imbarcarsi, gli emigranti passavano, di norma, presso le agenzie di navigazione situate sulla cortina del porto peloritano per ritirare il biglietto e i documenti di viaggio.

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