Taormina. Lavori nella chiesa di S. Domenica, il parroco convocato dalla Soprintendenza

Giuseppe Monaco

TAORMINA – Il parroco di Taormina, padre Salvatore Sinitò, è stato convocato dalla Soprintendenza ai beni artistici e monumentali di Messina. Oggi, ai funzionari degli uffici regionali dovrà spiegare il perché e come ha disposto lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria all’interno della chiesa di via Di Giovanni dedicata a Santa Domenica. Pare quasi che padre Salvatore sia stato messo sotto accusa per aver fatto effettuare interventi non autorizzati. In pratica a Santa Domenica sono stati eliminati alcuni evidenti segni di muffa e di umidità ed è stato levigato il pavimento. “Proprio così. Nulla di più. Non credo di aver alterato o danneggiato qualcosa all’interno del piccolo tempio”. Questo è quanto sostiene il parroco. In ogni caso, si è trattato di interventi di poco conto, utili per rendere più accogliente il piccolo tempio. Certo è che la chiesa di Santa Domenica non è stata mai (almeno ufficialmente) considerata monumento con particolari requisiti di carattere artistico e storico. E’ stata vista, sempre, come una chiesa “di quartiere” al di fuori dal circuito storico-culturale di Taormina. Al suo interno esistono, strutture che, alla vista di occhi di non esperti, appaiono “belli” ma non “interessanti”. Forse, invece, la Soprintendenza considera la chiesetta un importante tassello del patrimonio storico di Taormina. Per questo, padre Sinitò sarebbe stato convocato a Messina. Dovrà, probabilmente, rendere conto e ragione del suo operato, un intervento che è stato molto apprezzato dai cittadini taorminesi e dalla comunità cattolica della città. A lavori ultimati, il parroco ha organizzato una vera e propria cerimonia “di inaugurazione” che ha richiamato nella chiesa una vera piccola folla. La chiesetta di S.Domenica sorge a metà della Via Giovanni Di Giovanni.  Nel sito internet dell’arcipretura di Taormina, a proposito della chiesa, si legge:
“L’architettura della chiesa è molto semplice e modesta, quasi senza uno stile ben definito.
La facciata presenta un grande portale con stipiti ed architrave in muratura, che è sovrastato da una finestra comune fatta come il portale, con vetri a forma di croce, e sopra la finestra un semplice rosone con vetri pure a forma di croce.
Al colmo della facciata c’è una comune croce di ferro.
Le due facciate laterali hanno due finestre ciascuna con le vetrate che riproducono la croce, mentre la facciata posteriore confina con abitazioni civili. Un piccolo campanile con due campanelle si erge sul lato posteriore sinistro, ed è invisibile guardando frontalmente la facciata.
La chiesa di S. Domenica fu restaurata completamente nel 1958 e fu anche ingrandita in altezza, per cui ora la chiesa sembra abbastanza grande, pur essendo ad una sola navata, secondo la tradizione delle chiesette di periferia.
L’interno della chiesa è architettonicamente molto semplice e modesto ma ciò che attira subito l’attenzione del visitatore è il magnifico altar maggiore, tutto in marmo rosso di Taormina, lavorato ad intarsio e a mosaico, con due colonne di stile corinzio per lato, al di sopra delle quali si sviluppa una sinfonia di volute e di figure geometriche che caratterizzano il suo stile chiaramente barocco, che corrisponde esattamente all’epoca in cui fu costruita la chiesa, cioè il 1600.
Per cui, mentre all’esterno la chiesa è anonima e senza stile, all’interno essa si qualifica inequivocabilmente per barocca, attraverso il suo sontuoso altar maggiore.
In cima all’altare, in un tondo c’è dipinta l’immagine di S. Domenica con la palma del martirio in mano, mentre l’altare stesso è preceduto da un grande arco che abbraccia tutta l’altezza della chiesa, i cui stipiti sono per metà di marmo rosa di Taormina, della stessa qualità di quello di cui è fatto l’altare.
A destra di questa alta arcata, in una nicchia ci sono le statue dei SS. Cosma e Damiano, i due fratelli, oriundi dell’Arabia, entrambi medici, i quali subirono il martirio ad Egea in Cilicia (Asia Minore) nel 303 d.C., durante la stessa persecuzione di Diocleziano e soci, in cui fu uccisa S. Domenica, e la loro festa ricorre il 26 settembre.
A sinistra dell’arcata, pure in una nicchia c’è la statua di S. Rita da Cascia, la monaca agostiniana che visse dal 1376 al 1457, canonizzata nel 1900 da papa Leone XIII, e la cui festa ricorre il 22 maggio. Sopra il portale, appena entrati in chiesa, c’è un soppalco, a cui si accede attraverso una scala a chiocciola in ferro, e che è il posto dell’organo e del coro durante le messe cantate.
A sinistra del portale c’è un bellissimo fonte battesimale ottagonale in marmo rosso di Taormina e con copertura in legno, che ha la forma di una pisside, e che sembra un monolite. 
A destra entrando, sopra un finto altare c’è una grande tela firmata e datata, opera del pittore messinese Vincenzo Tuccari che la dipinse nel 1709.
Questo quadro rappresenta la Madonna della Lettera, Patrona di Messina, fra S. Pancrazio e S. Procopio, i due Santi Vescovi che furono martirizzati a Taormina, con sullo sfondo il paesaggio di Taormina e dintorni; questa tela proviene dal¬l’ex-chiesa di S. Maria del Piliere”.

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