Scaletta. Post alluvione, le ditte intervenute per i primi soccorsi rivendicano le spettanze: “Siamo al collasso”

SCALETTA – “Alcuni di noi ormai rischiano il fallimento. E qual è la risposta delle istituzioni? Silenzi e rimpalli di responsabilità. Siamo al collasso”. E’ il coro unanime delle ditte intervenute a Scaletta nelle ore e nei giorni successivi all’alluvione del primo ottobre scorso che ha seminato devastazione e morte. Cinquantatre imprenditori esasperati, che non hanno ancora ricevuto un centesimo, hanno rivolto un accorato appello al presidente del Consiglio Berlusconi, al ministro dell’Ambiente, al capo del Dipartimento nazionale e regionale di Protezione civile, al presidente della Regione e al Prefetto. Nell’esposto hanno disegnato il contesto in cui sono stati chiamati a fornire il loro contributo. “Senza indugi – evidenziano – abbiamo risposto con slancio e senza pensare ai pericoli alle autorità comunali che ci hanno reclutato con una ordinanza del sindaco di Scaletta, del 3 ottobre 2009. L’ordinanza, affissa all’albo pretorio del Comune, è stata trasmessa al Dipartimento nazionale e regionale della Protezione civile, alla presidenza del Consiglio dei ministri, alla Protezione Civile di Messina e al presidente della Regione. Al termine di ogni giorno di lavoro – spiegano i responsabili delle ditte –  consegnavamo all’ufficio tecnico del Comune il rapporto sulle unità di lavoro e sui mezzi impiegati, per rendere conto del nostro operato”. Da tempo attendono di essere pagati. “Ma finora – ribadiscono – abbiamo ricevuto solo silenzi e rimpalli di responsabilità. Qualcuno ci diceva che non ci sono i soldi. Eppure sono state messe a disposizione delle risorse per decine di milioni di euro da destinare ai primi interventi”. Viene poi citato un recente incontro avuto con il nuovo capo della Protezione civile regionale, Pietro Lo Monaco. “C’ è stato detto che noi, titolari di imprese locali, intervenuti a Scaletta ed Itala non avevamo la formale autorizzazione della Protezione civile per operare e che quindi non possiamo vantare alcun credito. Mentre per altre imprese che hanno operato in analoghe situazioni di urgenza a Giampilieri, non sussiste nessun ostacolo. Le difficoltà intervengono solo per noi? In sostanza i soldi ci sarebbero ma qualcuno deve autorizzare i pagamenti”. In parole povere “non si contesta l’intervento eseguito, ma la mancanza di una formale autorizzazione, nonostante il lavoro da noi svolto sia stato controllato. E nessuno ha opposto divieti”.

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