Taormina. Carnevale in chiaroscuro, servono più idee e maggiore programmazione

Giuseppe Monaco

TAORMINA – Un carnevale, ideato, pensato e realizzato per far divertire i bambini. E’ questa la sintesi che si può fare all’indomani della prima giornata della festa dell’allegria edizione 2010. In quest’ottica, la critica che si può avanzare è tutta di segno positivo. Il giovedì grasso, sul Corso Umberto, il salotto buono della città, si sono viste centinaia di ragazzini (moltissimi accompagnati dai loro genitori) in costume. Hanno sfilato, al seguito di alcuni, essenziali, carri allegorici, e, malgrado il grande freddo, sono riusciti a “riscaldare” l’ambiente. Hanno preso possesso della città scardinando ogni canone della tradizione cittadina, quella legata ai ricordi, alle nostalgie, alle invidie per chi, in altre parti della Sicilia, riesce a realizzare carnevali spettacolo. Insomma, almeno ieri, hanno vinto i bambini. Sono stati loro e solo loro i protagonisti. Si può, quindi, dire che l’amministrazione comunale che ha raschiato il fondo del barile del bilancio comunale per “fare il Carnevale”, ha vinto la scommessa. Con pochi soldi è riuscita a mettere su un giovedì grasso che, se non sarà scritto negli annali cittadini, è servito a ravvivare l’ambiente cittadino ed a coinvolgere tanti bimbi. Il bilancio, per adesso, è quindi positivo. Si poteva fare di più e di meglio? Certo che si. Ma per arrivare dove? Non certo a fare concorrenza ad Acireale e Sciacca. Per tornare al centro dell’attenzione regionale, o ancora di più, sarebbe stato necessario avere a disposizione uno stanziamento milionario. Una soluzione che il comune non ha portata di mano perché non dispone di un bilancio opulento e perchè gli operatori turistici sono restii a mettere le mani in tasca per finanziare il Carnevale o qualsiasi altra manifestazione. Ed allora ben venga un giovedì grasso  all’insegna dell’economia se così si riesce a fare felici i bambini. Sulla scorta di quanto si è visto, perciò, nessuno si aspetta critiche di tono negativo. Se poi, davvero si vuol guardare a questa ricorrenza come ad un evento di tono turistico, bene sarebbe che a Palazzo dei Giurati e nelle sedi delle associazioni delle categorie produttive si cominciasse a pensare, oggi, al 2011. Un anno dovrebbe essere sufficiente per ideare un programma adeguato, cercare i finanziamenti pubblici e gli sponsor privati. Così il Carnevale diventerebbe materia per il nuovo assessorato comunale ai Grandi Eventi. La città, nel suo complesso, dovrebbe riuscire a coinvolgere la Regione e la Provincia, a mobilitare (ma sul serio) albergatori e commercianti. Altrimenti è tutto inutile. Anzi patetico perché non è più consentito vivere di nostalgia. Oggi, infatti, c’è ancora chi rievoca “I carnevali degli anni sessanta e settanta del secolo scorso”. Quando Taormina richiamava gente da tutta la Sicilia ed anche dall’estero; quando le strade cittadine venivano ricoperte da tonnellate di coriandoli, quando sfilavano i carri in fiore sui quali trovavano posto le più belle ragazze della città. E’ quello un tempo che non tornerà più, che non può tornare, forse che non deve tornare. Perché il Carnevale, oggi, è qualcosa di diverso rispetto a 30 o 50 anni fa. Sarebbe necessario, per tornare al centro dell’attenzione, ideare qualcosa di diverso, mettere in campo novità. Altrimenti, meglio pensare ai bambini, meglio, molto meglio.

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