Scaletta Zanclea. Il triste brindisi degli sfollati, sognando di tornare a casa

Carmelo Caspanello

SCALETTA – Hanno atteso l’arrivo del nuovo anno in un albergo ai piedi di Capo S. Alessio. Un  brindisi e qualche volto rigato dalle lacrime: “Ringraziamo Dio perché siamo vivi…”. Sono gli sfollati di Guidomandri superiore, la frazione di Scaletta completamente evacuata dopo l’alluvione dell’1 ottobre. Da tre mesi i suoi 180 abitanti vivono in albergo; qualcuno in affitto o da parenti. La borgata collinare, anche il giorno di Capodanno, ha un aspetto spettrale. Più di Natale, quando il parroco, padre Leo, di mattina ha  celebrato la messa nella chiesa dell’Annunciata. Di notte non si poteva, per scongiurare eventuali pericoli. “Non dimenticheremo mai quella celebrazione – ci dice con la voce rotta dall’emozione Gaetano Campanella, presidente del Comitato pro alluvionati – in una chiesa e in un paese spogli, senza i segni e i colori del Natale. Del nostro Natale. Abbiamo gioito per un battesimo. Ma il ritorno alla vita qui sembra ancora lontano”. Campanella la notte di Capodanno ha lanciato un messaggio ai concittadini della sua borgata e non solo: “Mi rivolgo a tutti gli scalettesi. Stiamo insieme, uniamo le nostre forze e le nostre voci per farci sentire dalle istituzioni. Il nostro paese rischia di morire e non è quello che vogliamo”. Sui tempi per il rientro a casa non ci sono certezze. Il sindaco, Mario Briguglio, ha detto che dovrà esitare il piano di protezione civile dopodiché cinquanta persone potranno fare ritorno nelle proprie abitazioni. “Ma non credo che sia possibile – sostiene Campanella – in quanto non è stato fatto alcun intervento di messa in sicurezza del territorio, di raccolta delle acque a monte. E non vi sono vie di fuga. Anche chi risiede nelle zone verdi, a nostro avviso, in caso di eventi calamitosi rischierebbe. Non basterebbe un’ordinanza, insomma, per farci cambiare idea. Ci vogliono fatti concreti”. Il Comitato continua, intanto, ad attendere le prime opere. “Diremo la nostra – sottolinea Campanella – con la speranza che si instauri un dialogo proficuo con le istituzioni, alle quali sottoporremo le nostre esigenze. Ma se non dovessimo essere ascoltati, siamo disposti anche ad inscenare vibranti proteste, ovviamente nel massimo rispetto della legge”. Un solo rammarico: “L’alluvione del 25 ottobre 2007 avrebbe dovuto far riflettere chi ci governa. Invece nessuno ha fatto nulla. Non vorremmo che tutto, anche stavolta, finisse nel dimenticatoio”.

Leave a Response