Scaletta Zanclea. La storia di Eugenio Bellomo, simbolo della rinascita dopo l’alluvione dell’1 ottobre

di Carmelo Caspanello

SCALETTA ZANCLEA – “Ci vuole forza e tanto coraggio. Ma ce la possiamo fare, possiamo rialzarci”. Eugenio Bellomo è il simbolo della rinascita di Scaletta Zanclea, messa in ginocchio dall’alluvione del primo ottobre. L’alluvione assassina, che non gli  ha risparmiato il padre: Santino il macellaio. “Sono vivo per miracolo ma non riesco a darmi pace, mio padre ha perso la vita per salvarci…”. Quella sera, accortosi dell’imminente pericolo, Santi ha fatto chiudere la macelleria che sorgeva sulla centrale via Roma, in contrada Foraggine, l’epicentro del disastro. Insieme al figlio aveva trovato riparo in un appartamento al primo piano del palazzo di fronte. Sembrava che l’incubo fosse finito, quando una bomba di acqua, fango e massi li ha travolti. Eugenio è rimasto ferito, del padre si sono perse le tracce. La macelleria è andata distrutta. Eugenio porta i segni di quella tragedia. Ci accoglie, claudicante, nella nuova macelleria, distante qualche centinaio di metri dalla vecchia. Una stanza: il simbolo della ricostruzione. “Ho dovuto fare un prestito in banca – dice Eugenio – per ricominciare. L’ho fatto per i miei figli, per la mia famiglia. Ma soprattutto per onorare mio padre. In paese non c’è nessuno, non è più come prima. Nulla è come prima. Tuttavia, nel momento del bisogno, mi sono ritrovato gli amici. E la gente di Scaletta che viene da me a comprare la carne, che mi ha permesso di rimettere in moto la macchina della vita dopo il disastro”. Ha un desiderio, Eugenio. Tornare nella vecchia macelleria: “Lo farei per mio padre…”. Un sogno irrealizzabile, considerato che quel locale sventrato ricade in una cosiddetta zona rossa, off-limits. In paese la fiducia della gente nelle istituzione si affievolisce con il passare dei giorni. “In realtà la fiducia è poca – incalza Eugenio – anche perché sono passati tre mesi ed aspettiamo ancora fatti concreti. Senza gli amici non so cosa avrei potuto fare. Chi mi avrebbe aiutato?”.

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