Alì Superiore Il parroco Vincenzo D’Arrigo ”bacchetta” la politica locale: ”Mentre qui si continua a litigare il paese va verso lo sfascio”

ALI’ SUPERIORE (Messina) – ‘’Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata’’.  Lo ha detto con fermezza e determinazione durante l’omelia di domenica il parroco di Alì, l’arciprete Vincenzo D’Arrigo. La locuzione venne pronunciata nel 219 a.C. dagli ambasciatori di Sagunto che giunti a Roma chiedevano un intervento di questa per respingere l’assedio che il generale cartaginese Annibale Barca aveva posto alla città. Roma tergiversò e dopo otto mesi di combattimenti la città si arrese e Annibale la rase al suolo. ‘’Ho fatto ricorso a questa frase, ci ha detto padre D’Arrigo, per dire che qui, ad Alì, mentre  si continua a litigare il paese va verso lo sfascio. L’arciprete ha rivolto la “bacchettata” soprattutto ai i politici che attualmente gestiscono il Palazzo. L’appelo  l’ha fatto durante la predica nel Duomo di Alì dedicato alla patrona S. Agata, lasciando  per certi versi attoniti i fedeli,  tra i quali c’erano alcuni amministratori comunali.  Le parole di don Vincenzo, originario di Giampilieri Superiore, uomo colto e molto vicino alle alte sfere della Chiesa messinese e non,  hanno avuto insomma l’effetto del tuono, destando anche non poca sorpresa perché mai nella storia recente e passata un prete aveva ‘’osato’’ affrontare un tema politico dal pulpito. ’’L’ho fatto perché  c’è un paese allo sbando, dove regna confusione –  ha aggiunto l’ariciprete. D’Arrigo -;  una comunità  disunita in contrapposizione, che alcune volte scadono nel personalismo. Una realtà che non giova a nessuno e che potrebbe assumenere aspetti poco rassicuranti. Tutta colpa di una politica, che dovrebbe essere il collante e che invece litiga su argomenti banali, danneggiando così l’intero paese, cancellando speranze e aspettative legittime. Ho creduto, dunque, indispensabile rivolgere un appello a coloro che hanno in mano le sorti della nostra comunità e per sperare in ciò è necessario riportare la dialettica a livelli di normalità’’. E, in effetti, quanto affermato da don Vincenzo rispecchia la situazione che si vive ad Alì e all’interno del Palazzo, dove regna confusione ed approssimazione, con un sindaco, Carnelo Satta, eletto appena poco più di un anno e mezzo fa, che è stato privato dalla maggioranza consiliare per scelte che nulla hanno a che fare con la politica. E così Satta è stato relegato in un angolo, con  l’impossibilità di concretizzare il mandato dell’elettorato. E che ci sia un paese spaccato in due ormai da diversi anni è sufficiente ricorrere ai numeri delle urne che danno il candidato vincente con uno scarto di 3-4 voti. Don Vincenzo, in pratica, ha invitato tutti a recitare il ‘’mea culpa’’, senza distinzioni sociali e di appartenenza politica. Un appello che dovrebbero accogliere anche gli amministratori di alcuni Comuni ionici dove si ‘’amministra’’ a colpi di denunce, volantini anonimi e accuse sussurrate in piazza pur di screditare l’avversario.

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