Rifiuti, 13 indagati a Taormina tra ex amministratori, funzionari del comune e dell’impresa che gestiva la raccolta. I fatti risalgono al 1999 quando era sindaco Bolognari

TAORMINA – Tredici avvisi di garanzia sono stati notificati a ex amministratori, funzionari e dirigenti di impresa dalla Procura di Messina nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti a Taormina. Il sostituto procuratore Vincenzo Cefalo ha ipotizzato, a vario titolo, i reati di abuso d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture. Gli indagati sono il sindaco in carica nel 1999, Mauro Bolognari, la sua giunta (Francesco Trifiletti, Claudio Ambrogetti, Alfio Mangano, Andrea Raneri, Francesca Gullotta e Santo Sterrantino), il direttore dell’ufficio Ambiente del Comune, Giovanni Coco, tre dirigenti di Messinambiente (Claudio Sindoni, Antonino Miloro e Antonio Conti) e due responsabili del cantiere della stessa società a Taormina (Antonino Dalmazio e Gaetano Fornaio). Le indagini erano state avviate nel 2007 dalla polizia municipale. Al centro dell’inchiesta la delibera del novembre del 1999 con la quale l’amministrazione concedeva il servizio di igiene ambientale con affidamento diretto a Messinambiente. A quest’ultima società sono contestati l’omissione di servizi di pulizia, l’avere percepito 7.199 euro l’anno dal Comune per indumenti di operatori ecologici mai utilizzati, il costo degli stipendi di 41 operai a fronte dei 36 veramente in campo per un danno stimato in 158 mila euro l’anno.
Secondo alcuni degli indagati i reati contestati farebbero parte di un’inchiesta precedente che si è conclusa con il proscioglimento dalle accuse contestate loro.

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