Capo Alì e Capo Scaletta, i sindaci chiedono all’Anas la definitiva messa in sicurezza della strada statale.

ALÌ TERME – «Adesso è giunto il momento di dire basta ai continui rinvii dei lavori per la messa in sicurezza dei quattro chilometri della statale 114 Messina-Catania che si allunga alle pendici delle colline di Capo Alì».
Un coro unanime, a tratti aspro, di condanna nei confronti della classe politica a tutti i livelli sovracomunali, che appare assente, disinteressata. Ma il principale imputato si chiama Anas, vale a dire il soggetto che ha le maggiori responsabilità in fatto di sicurezza. È quanto emerso dalla riunione straordinaria del consiglio comunale di Alì Terme, che era stato convocato proprio a Capo Alì e poi riunitosi in Municipio a causa del maltempo che ha imperversato nel pomeriggio di ieri sull’intera zona.
Una riunione aperta anche ai cittadini e convocata dal presidente Pietro Caminiti, alla quale oltre al sindaco di Alì Terme, Lorenzo Grasso, erano presenti i suoi colleghi di Itala, Antonio Miceli, Nizza di Sicilia, Giuseppe Di Tommaso, e il consigliere provinciale Nino Muscarello. Tutti d’accordo, una volta tanto, per affrontare uno dei problemi che procura ogni anno enormi disagi, danni all’economia locale e grave pericolo per l’incolumità di migliaia di automobilisti.
Assente il sindaco di Scaletta Zanclea, Mario Briguglio, impegnato con alcuni tecnici in un sopralluogo nelle aree devastate dall’alluvione del 1. ottobre scorso. Briguglio da noi contattato, ha espresso il suo appoggio ad ogni iniziativa che possa servire alla sicurezza della statale 114 anche a Capo Scaletta, dove è prevista una galleria paramassi il cui progetto – ha detto Briguglio – giace in qualche cassetto dei Palazzi che contano.
«Il problema di Alì Terme è uguale al nostro – ha aggiunto Briuglio – perché ogni inverno si verificano frane con conseguente blocco della circolazione. E proprio a Capo Scaletta – ha ricordato Briguglio – durante l’alluvione si è registrato un morto».
Dicevamo toni alquanto nervosi nel tentativo di richiamare l’attenzione delle istituzioni, colpevoli a detta degli intervenuti di aver abbandonato un territorio geologicamente dissestato e che invece ha necessità di interventi immediati. Tutti si sono detti d’accordo sul proposito, dove fosse necessario, di ricorrere ad iniziative eclatanti coinvolgendo i cittadini delle varie comunità.
Il sindaco Grasso ha ricordato che domani l’Anas darà inizio ai lavori per un importo di 500 mila euro per imbrigliare con rete metallica un tratto di collina all’altezza del vallone Impisi, dalla quale un anno addietro vennero giù grosse pietre, causando il blocco di Capo Alì per circa due mesi. Insomma, un altro intervento tampone perché non risolverà definitivamente la situazione.
«Speriamo però – ha aggiunto Grasso – che l’Anas riesca a farsi finanziare dal ministero delle Infrastrutture il progetto già redatto di 8 milioni di euro che consentirebbe un primo passo importante per stabilizzare le colline che si allungano quasi fino ad Itala Marina. È l’auspicio di tutti perché – ha concluso il sindaco – Capo Alì per noi si è trasformato in un vero incubo».
Strali all’indirizzo di tutta la classe politica sono stati lanciati da Vincenzo Cappo, imprenditore nel settore della ristorazione: «Siamo stanchi e sfiduciati, non crediamo più a niente e a nessuno. Cosa fanno la Regione, la Provincia i nostri parlamentari messinesi?».
Un’altra questione affrontata è stata quella del ponte sul fiume Nisi, tra Nizza di Sicilia e Alì Terme, che da oltre un anno è interdetto ai mezzi superiori alle 3 tonnellate perché il viadotto è stata giudicato strutturalmente carente ma sul quale si continua a transitare nel disinteresse generale, nonostante l’Anas abbia emesso una ordinanza.
Come dire, quando c’è da affrontare una situazione di emergenza si fa finta di niente e al contrario, quando dalle colline di Capo Alì “piovono” pietre, si chiude, giustamente, la statale per mettersi la coscienza a posto e scaricarsi dalle responsabilità.

 

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