Messina. ”La cristalleria infranta”, il libro di Elena Bristotti ci fa ripiombare nella famiglia ottocentesca

MESSINA – Presentato il libro di Elena Bristotti ”La cristalleria infranta. Una famiglia inglese a Messina tra ‘800 e ‘900 nei ricordi di Julia Emma Oates”, un libro di memorie che ci fa ripiombare nella famiglia ottocentesca – ha affermato la prof. Luciana Caminiti, docente di Storia contemporanea – e che ci dà l’opportunità di immergerci nella vecchia Messina. Tra l’altro l’ingegner Bristotti, padre di Elena, parteciperà alla ricostruzione della città del post-terremoto».

«Ho letto con molta emozione questo libro – ha spiegato il prof. Rosario Battaglia, docente di Storia contemporanea – Messina è stata per me punto di partenza per la mia attività di ricerca. Ho trovato spesso riferimenti agli Oates nella storia dell’800 e questo volume mi ha fatto conoscere tanti altri incroci che, come un telo, si dipanavano davanti ai miei occhi. Messina era una città attiva, traeva forza dagli insediamenti stranieri che davano ampio lustro alla nostra città, poi il terremoto ruppe un percorso che vedeva Messina manifestare forte impulsi economici».
«Quando penso a questo libro – ha detto la prof. Michela D’Angelo, docente di Storia moderna e autrice del saggio di chiusura del volume – mi viene in mente una parola inglese: serendipity. Mi sono, infatti, imbattuta negli Oates quando cercavo tutt’altro: sembra che siano stati loro a farsi trovare. Poi ho visto questo testo e non credevo ai miei occhi: era un tuffarsi in un passato che possiamo solo immaginare. Le nostre ricerche sono fatte su atti, su documenti ufficiali e non conosciamo le emozioni e le sensazioni che qui sono presenti. È un documento preziosissimo perché questa città sta perdendo totalmente la memoria. Ci fa vedere come si festeggiava il Natale nella comunità inglese, i rapporti interpersonali e tutto quello che ruota intorno al loro mondo».
Ha chiuso la presentazione del libro, l’autrice Elena Bristotti che, commossa, ha letto un discorso: «Ho dedicato questa mia evocazione a mia nonna e a tutte quelle persone duramente colpite dal terremoto. Inoltre avevo vivo il desiderio di lasciare alle mie figlie una traccia delle loro radici. Per questo devo ringraziare Connee Stradling Peluffo che mi ha spronato a scrivere questo libro e Michela D’Angelo, con cui in questi mesi è nata una grande amicizia sul filo del telefono».

 

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